DIALOGO TRA SORDI

 

Complice il solito invito, anche se da quindici anni non m’occupo più della scuola, in giugno 2015 vado a sentire una riunione di sindacalisti di Sinistra circa l’ultima riforma della Scuola. Sono incuriosito: da quando ho scritto Seconda Linea (e impostato il rapporto servo/padrone) tutto m’appare più semplice e immediato. Voglio vedere se anche stavolta proverò le stesse rapide emozioni.

La riunione è lunga, tanti i dettagli, tante le perplessità, ma, ahimè, non trovo affatto strano che la classe insegnante (e personale limitrofo) non abbia ancora capito un accidenti. Sono passati vent’anni dalla mia lettera di dimissioni, quindici da Lettera alla Scuola, ma le teste sono rimaste quelle di sempre. Gli statali ‘deviati’, senza il padrone sul collo, alla fine si nobilizzano più o meno tutti. Gli insegnanti, poi, sono una categoria che vive addirittura tra le nuvole. È normale che si sentano sempre al centro del mondo. Si credono creature speciali, che andrebbero riverite ed omaggiate ad ogni pie’ sospinto.

Quando è il momento delle domande da parte del pubblico, mi ritrovo nella situazione del vorrei e non vorrei. Vorrei perché le spese amministrative della scuola sono sterminate. E non vorrei perché l’argomento non è per niente pertinente alla riunione.

Una persona dietro di me, però, fa un intervento che rispecchia al 100% il mio pensiero di base: la Scuola vive capovolta: prima vengono le Amministrazioni, le Regole, le Norme, i Sindacati, i Punteggi, i Qui, i Là, e poi, in ultimo – ma soltanto in ultimo, sia chiaro – quello che io chiamo il “Mestiere Vero”, cioè l’insegnamento. A questo punto – allora – mi scateno! Per cinque interi minuti parlo a valanga. Parlo dell’assurdità d’una classe insegnante costretta ad attrezzature miserabili, ma però così ricca da permettersi del personale amministrativo e di presidenza a costi assolutamente folli. Per cinque lunghi minuti spiego nei dettagli che nella sola provincia di Cremona, gli uffici di segreteria e presidenza hanno consumato negli ultimi 15 anni un valore tra i 1.600 e i 2.000 appartamenti; spiego come vi siano scuole che, senza il costoso preside da uno o più anni, alla fine scrivano al provveditorato di non mandarlo più, perché se ne può fare tranquillamente a meno; spiego di come io stesso, un anno prima, visitando la mia scuola, abbia notato come negli ultimi venti anni i professori fossero rimasti gli straccioni di sempre, mentre la locale segreteria/presidenza aveva invece fatto fuori 6 milioni di Euro (sessanta appartamenti da 100.000 Euro l’uno); spiego come andando nelle segreterie di pomeriggio ci sia al lavoro una persona o due, e che quindi l’enorme numero di assunti sia roba da galera; spiego come le enormi spese amministrative dipendano dall’ignavia dei Collegi Docenti che, non costringendo i presidi ad avere almeno venti scuole, impediscono poi a questi, in cascata, di rendersi conto delle folli spese di segreterie e bidellanza; spiego che Alessandro Magno ha guidato la cavalleria a diciotto anni e che noi invece abbiamo scuole con allievi già patentati assistiti da un numero assurdo di bidelli; spiego che nella sola provincia di Cremona ci sono quattrocento persone che si occupano di amministrazione, ma che però nessun insegnante riuscirebbe mai a scrivere più di due righe per descrivere il loro mestiere e quel che esattamente facciano; spiego che è da delinquenti andare dagli allievi a chiedergli altri soldi per il cosiddetto “contributo volontario”; spiego che le segreterie non fanno nemmeno gli stipendi, perché quelli arrivano dai grandi centri contabili; spiego che….

Cinque minuti sono lunghi quando si parla a valanga.

Ma è tutto inutile.

Il primo sindacalista ha capito perfettamente (me ne accorgo dallo sguardo), e quando verrebbe il turno di rispondermi, semplicemente mi ignora, lasciando alla collega tutto il compito d’illuminarmi. Avrebbe voluto dirmi: la ‘nave’ deve incamerare gente, deve caricare tutta la quella folla sul molo, perché è questa la sua prima e vera funzione. Una volta imbarcata, si troverà qualcosa da fargli fare. Ma ovviamente non ha potuto.

La seconda sindacalista non ha invece capito proprio niente. Me ne accorgo dalla suo incerto e sincero rispondere, e dal suo sguardo leggermente smarrito. La questione delle segreterie, delle spese connesse, la faccenda dei quattrocento amministrativi, la lasciano sbalordita. Che c’entrerebbe tutto questo con la Scuola? Non capisce. La scuola non è forse tutta un’altra cosa? È in confusione. Non sa di cosa si stia parlando.

Meglio lasciar perdere.

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