3 – L’IVA ALLO STATO

Eliminato il contante, ed assegnato ad ogni padrone (da qui in poi ‘cittadino’, per comodità di linguaggio) un conto corrente attraverso cui controllare il lavoro degli Enti Pubblici e ricevere gli accrediti non loro spettanti, il mondo delle tasse si può finalmente dividere in due logiche direzioni. Da una parte abbiamo così la Tassa Unica dell’Iva, meritoria, e dall’altra le restanti tasse dissuasive delle Gabelle. Tassa meritoria significa che, se tutto funziona, allora i cittadini fanno affari, costruiscono, viaggiano, consumano, comprano, vendono eccetera. Quindi è giusto che lo Stato incassi la sua percentuale. Negli altri casi, dare soldi allo Stato è semplicemente folle, in quanto diventa un’abitudine sganciata da ogni logica.

Ma vediamo in dettaglio…

Lo Stato, ed in cascata tutti gli altri Enti Pubblici (cioè dal Parlamento fino al più minuscolo Ente comunale) devono vivere della sola Iva (Imposta sul Valore Aggiunto), Iva che va elevata al 50% su tutti i beni/servizi per raggiungere il peso fiscale del “terzo esatto” (un bene, giunto sul mercato a € 100 Euro, è pagato dall’utilizzatore finale € 150; e grazie all’assenza di contante, lo Stato si appropria immediatamente del suo esatto terzo).

Ogni transazione di somme non meritorie (Gabelle), o “miste” (Iva più Gabelle. come nei carburanti), va preceduta da un codice che, bloccando in tutto o in parte il prelievo statale, permetta ai soggetti extra-Stato di ricevere le spettanti somme.

Poiché la Tassa Unica dell’IVA è versata immediatamente, i cittadini, aprendo i loro Conti Fiscali,  hanno la situazione istante per istante dell’andamento reale dell’economia; e quindi, per estrapolazione, dell’efficienza generale dello Stato: più questi funziona, infatti, più il fuoco del mercato divampa.

Ovviamente la Tassa Unica potrà solo scendere, mai salire. Oggi, in Italia, il peso fiscale è molto superiore al 33% della ricchezza consumata e l’Iva potrebbe  essere inizialmente posizionata oltre il 50%. Un passaggio probabilmente inutile, perché in un’economia senza lacci gli affari sono sempre in ascesa (si veda in Immagini: IL PUNTO ESATTO DELL’IVA).


ATTENZIONE! La nota successiva (L’IVA è la tassa perfetta, meritoria…) non ha più alcun valore ed è da considerarsi superata. L’inquadramento di Seconda Linea nel più ampio e nobile discorso dell’Art. 1 della Costituzione (inquadramento alla base del partito POPOLO SOVRANO) ha evidenziato come i due immensi vortici di denaro generati dai Cittadini-Re (uno con la collaborazione dei “servi” – remunerato con l’IVA -; l’altro tra essi stessi) non abbiano alcuna attinenza tra loro; e quindi, non potendo essere mischiati, nemmeno debbono essere scorporati usando una qualsiasi logica.
Lasciamo comunque la presente nota perché potrebbero esservi collegamenti a discorsi successivi.

L’IVA è la tassa perfetta, meritoria, applicata solo nel momento esatto – cioè nell’istante preciso – in cui una transazione libera, liberissima, priva di obblighi, servitù o rischi, genera da una parte potere, e dall’altra potenza. Durante una libera vendita, infatti, il cliente acquisisce del potere (ad esempio di sfamarsi, trasportare elettricità, volare, navigare, divertirsi, rilassarsi, guarire, fare calcoli, abitare, installare, fabbricare eccetera) mentre il venditore acquisisce del denaro che è potenza allo stato puro. In questo momento – vantaggioso per entrambi – lo Stato interviene pretendendo la propria parte, proprio perché è stato reso possibile dal suo stesso buon funzionamento.
Tutte le transazioni prive della simultaneità di potere e potenza, e gravate da una qualche servitù o rischio, come ad esempio le retribuzioni, le donazioni, le eredità, i benefit, le rendite finanziarie, le scommesse sportive, le lotterie, le aste, transazioni che non arricchiscono in quel preciso istante entrambe le parti, sono  pertanto fuori dal regime Iva. (Circa le retribuzioni, i legami che si formano tra titolari e dipendenti sono gravati da responsabilità ed incognite. Le aziende possano indebitarsi per non licenziare i propri dipendenti, e infiniti lavoratori hanno prestato la loro opera senza essere mai più pagati pur di mandare avanti il lavoro. Non c’è perfetta libertà, c’è simultaneità di potere e potenza). L’Iva insomma è un effettivo indice di ricchezza dei titolari della Nazione, indice non più dato dai soldi in sé, ma da quello che fisicamente quelli riescono a comprare. Se in una nazione, per far un esempio limite, tutto il denaro arrivasse da gente che lavora all’estero, e i parenti in loco fossero ricchissimi perché vivono dei prodotti dell’orto e non spendono, nulla sarebbe dovuto allo Stato perché nulla quello ha fatto per elevare la vera ricchezza, quella fisica. 

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