GABELLE SCOLASTICHE

Una scuola perfetta paga lo studente dai 14 anni in su perché si sta professionalizzando. Lo studente, infatti, è l’apprendista del sistema, e pertanto va pagato. Un giorno questo sarà la regola, e la paga degli studenti (identica nelle Medie Superiori) diventerà un potente fattore discriminante per indirizzare gli studi universitari. Se ad esempio ci sono troppi candidati a Medicina, e troppo pochi ad Ingegneria, basterà differenziare gli stipendi per ottenere – in via spontanea – quello che la società desidera. (Oggi le Università si limitano a creare un numero chiuso e a fare esami d’ammissione che – sinceramente – lasciano abbastanza perplessi).

Potremmo però avere due casi anomali:

  • Gabelle in assenza di stipendio (la Scuola non è ancora perfetta).
  • Gabelle in presenza di stipendio, perché le richieste d’iscrizione sono comunque troppe.

Questo secondo caso non ci interessa: lo studente è pagato, e spende i suoi soldi come crede. Anche in Gabelle, se gli va di farlo. Ci interessa invece il primo, di caso, perché lo studente non ha un lavoro, non incassa uno stipendio, e deve farsi dare i soldi da genitori, zii, nonni, fratelli, lontani parenti, tutori eccetera (come avviene oggi).

Ecco dunque un problema per così dire etico! A chi andranno restituiti questi soldi? A tutti i padroni (da qui in poi cittadini per comodità di linguaggio), oppure sempre e soltanto agli studenti? Il problema è insomma questo: le donazioni sono sempre denaro sacro? Oppure no? Sono denaro che deve arrivare a bersaglio…? Oppure no!

Se è denaro sacro, la società non può riprendersi quei soldi. Lo studente, nel pagare la Gabella, dovrà formulare un particolare codice, in modo che i robot contabili, entro le 24 ore successive all’incasso, provvedano a restituire il denaro ai soli studenti universitari. Lo studente che paga avrà una perdita, ma non la massa degli studenti nel suo complesso.

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