PUÒ LA TIM OMAGGIARE BORSELLINO?

Che ci fanno tutti assieme Borsellino, TIM e  “gli ideali che non muoiono mai”?

 21 luglio 2015

È lunedì 20 luglio, è mattina, e mi va d’aprire Twitter. È un po’ di giorni che non lo faccio, ed ecco il messaggio riportato in testa a questo articolo. Andate a rivederlo, non è niente di particolare, un omaggio a Borsellino. Però di getto, con la velocità del lupo che azzanna, faccio partire la risposta.   TWITTER CLAUDIO BORSELLINO TIM

Per i banditi, ovviamente!

Ora… Il passaggio mentale è più che ovvio. “Borsellino? Ma Borsellino è morto nel 1992”; subito, di colpo, ti viene in mente il famigerato contratto Family del ’93, contratto che (a mio avviso) ha permesso la più grande rapina legale della Storia.

Dunque (se ho ragione io) Borsellino e TIM non possono essere accostati. È come mettere insieme la spiritualità col guadagno d’una ferramenta. Ma adesso però mi vengono dei dubbi: ho davvero ragione io, o mi sono inventato tutto? Chiedo quindi soccorso ai miei lettori perché, pur avendo a suo tempo parlato con un responsabile Telecom, potrei aver equivocato.

Per quanto ricordi, il Family era un contratto svantaggioso per entrambi i contraenti, ma che permetteva d’estendere ad un’infinità di gente la possibilità d’avere un cellulare. Per Telecom (poi diventata TIM – Telecom Italia Mobile) il contratto era svantaggioso perché l’azienda non veniva più tutelata da un sostanzioso deposito precauzionale; era però svantaggioso anche per l’utente, perché il cellulare finiva col pagare tariffe folli verso tutti i numeri, con la sola eccezione di due o tre designati.

Così, tutti gli idraulici, i falegnami, gli elettricisti, gli architetti, i capomastri e i liberi professionisti d’Italia si precipitarono a fare il contratto, distribuendo subito centinaia di milioni di biglietti con su – finalmente! – anche il numero d’un cellulare.

La Telecom cominciava così a dragare quantità incommensurabili di denaro direttamente dai conti correnti bancari a cui erano collegati tutti i telefoni italiani, sia cellulari che fissi. Aveva inizio (sempre a mio avviso) una rapina così sterminata che tutte le mafie del mondo di tutti i continenti e di tutti i secoli non potranno mai in alcun modo rivaleggiare. Il contratto, infatti, era svantaggioso per i contraenti, ma diventava mostruosamente lucroso quando ci capitava dentro l’ignaro terzo.

È facile capire: un grande proprietario terriero, per esempio, dice ad un piccolo contadino dall’altra parte del fiume: «Ti costruisco io il ponte, tu non ci metti proprio niente, però, quando verrai in città, potrai usarlo spendendo poco solo se ci passerai sopra con tua moglie e un altro paio di persone che m’indicherai. Se passerai con qualcun altro, pagherai cifre folli”. Il contadino acconsente, il ponte va quindi usato con grande giudizio, ma quando un ignaro terzo viene invitato dal contadino a passare dalla città ai suoi campi, ecco che il proprietario terriero applica pure a lui il formidabile pedaggio extra. «Hai passato il ponte più volte? Sei andato più volte dal contadino? Ah beh! Sono cinquecento Euro di più in bolletta”.

L’ignaro non poteva accorgersi di nulla perché il ponte era identico a tutti gli altri. La robotica, non incaricata d’avvisarlo, lo rapinava in sotterranea, silenziosa ed invisibile. Così, milioni e milioni d’Italiani vedevano la scheda prepagata esaurirsi quasi subito e s’accorgevano con raccapriccio che le bollette domestiche diventavano assurdamente pesanti.

Quando un paio d’anni dopo mi sono accorto che qualcosa non quadrava, sono andato al centro Telecom di Cremona. Forse era già TIM, non ricordo; e comunque c’erano ancora le persone in carne ed ossa. Domando così del curioso contratto svantaggioso per due, ma disastroso per gli ignari terzi.

«Buongiorno, mi levi una curiosità. Quando chiamo un vostro cliente ‘Family’, sto pagando come per Los Angeles?».

Dopo qualche secondo di silenzio, un poco stordito dalla domanda, il funzionario abbozzò una prima vaghissima risposta.

«Mah, per la verità, non credo che la tariffazione Family…».

«Facciamo un po’ il conto! Scusi, ma anch’io faccio fatico a credere una cosa simile. Però, se alla tariffa di base sommiamo questo e quello, e poi quell’altro ancora, e infine applichiamo l’Iva, mi pare che arriviamo giusto giusto alla tariffa per Los Angeles».

Il brav’uomo cercò di sorridere, ma la matematica non è mai stata un’opinione. Percepivo che avrebbe voluto chiudere il colloquio, ma attorno a noi s’era formato un campanello di gente che ascoltava.

«Beh, se sommiamo proprio tutto, in effetti…».

«Los Angeles in diurna?».

Un colpo basso! In quell’istante gli lessi benissimo negli occhi (le domande sono state molte di più di queste qui riportate) che avrebbe voluto dirmi in faccia che lui non aveva niente a che  fare con le decisioni del Consiglio d’Amministrazione, e che era lì solo per portare il pane alla famiglia, e non voleva sapere nulla dei miliardi di cui stavamo implicitamente parlando. Alla fine si decise a parlare chiaro.

«Beh, sì, se sommiamo tutto, sarebbe un ‘diurna’».

Nonostante la resa totale, il campanello di persone restò in silenzio. Forse – chissà – perché la faccenda era troppo grossa. A quel punto proposi la soluzione più ovvia. Se non si voleva assolutamente truffare la gente, bastava usare la robotica nei modi corretti.

«Beh, il problema si risolve in un attimo. Perché non mettete una vocina elettronica? “Attenzione, state iniziando una telefonata a 2.000 Lire al minuto, premete un pulsante per continuare”? O qualcosa di simile? In questo modo, molto banalmente, la gente è avvisata; sceglie se procedere e spendere, oppure interrompere. Giusto?!».

Mi rispose sapendo di mentire nel modo più spudorato, ma dandomi allo stesso tempo il segnale che dovevo smettere di tormentarlo.

«Non è possibile, non esiste ancora una tecnica così».

Fui lì lì per esplodere in una risata, visto che da un pezzo gli uomini erano arrivati sulla luna, ma mi fermai. Intuii l’imbarazzo dell’uomo.

Sono riuscito a spiegarmi, cari lettori? Immaginatevi una vecchiolina – quattro spiccioli di pensione, qualche gruzzolo risparmiato – che per anni e anni, ogni volta che chiamava l’idraulico (o il tappezziere, o l’elettricista, o il muratore, o il falegname) STAVA CHIAMANDO LA COSTA OCCIDENTALE DEGLI STATI UNITI. Eh, povera vecchiolina! Naturalmente, non si possono tradurre quelle 2.000 Lire in un semplice Euro, perché il potere d’acquisto non è più oggi quello dei primi anni del secolo. Bisogna pensare che dieci minuti di telefonata erano i 20 Euro di oggi. La mente fatica ad immaginare la quantità di denaro dragata ad ogni secondo in Italia. Le trappole denominate Family erano milioni, milioni, milioni e milioni.

L’azienda si era naturalmente protetta le spalle con una pubblicità televisiva del Family che mostrava in fondo allo schermo, per pochi secondi, una scritta piccolissima in cui era legalmente spiegato tutto. Una pubblicità invisibile, ma però utile a sigillare la truffa e a renderla inattaccabile.

Per concludere, la TIM sarà da me invitata a non occuparsi mai più di Borsellino e a scusarsi con tutti gli Italiani per aver associato la propria immagine ad un simbolo di coraggio ed onestà. Dato però che i miei ricordi sono parziali (nel senso che posso aver anche equivocato tutto), se voi lettori avete ricordi più precisi, vogliate cortesemente contestare o confermare. Grazie.

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CON GRANDE FATICA HO TROVATO QUESTO ARTICOLO SU INTERNET (per leggerlo direttamente dal sito di Repubblica CLICCARE QUI :-). NON DIMENTICATE CHE ALLE CIFRE CHE PAGHERÀ LA VECCHIETTA, VA SOMMATA L’IVA!

Le aziende vincono la guerra-bolletta

LE AZIENDE per sei anni hanno pagato in bolletta una tassa ufficiosa che si sarebbe potuta definire “imposta per la diffusione dei telefonini”. Solo adesso cominciano a vedere la luce e appaiono all’ orizzonte offerte davvero su misura. Tim e Omnitel, indisturbate per anni, hanno costruito la loro fortuna grazie alla formula del family: cellulari assegnati a basso costo alle famiglie, con tariffe superconvenienti durante il fine settimana sia per chiamare sia per essere chiamati da casa. Di giorno, dal lunedì al venerdì, scattavano le tariffe-trappola, a quasi 1.500 lire al minuto, “scese” a 1.239 lire nella primavera del 1999. Prezzi senza paragoni in Europa: e tuttavia il peso di quelle chiamate cadeva sulle persone disattente o disinformate e soprattutto su tutte le imprese italiane, costrette a rintracciare i propri interlocutori italiani alle tariffe per chiamare Sidney. La distorsione è stata sanata dall’ Authority per le comunicazioni e a partire dell’ ormai prossimo 17 febbraio, in Italia non ci sarà più nessuna tariffa a quattro cifre, con uno sconto del 65 per cento rispetto alle precedenti chiamate in orario d’ uffico verso i family. Imparare a risparmiare sui telefoni, quindi, per le imprese italiane non è stata una routinaria attività di contenimento dei costi, bensì una battaglia contro il vorticoso aumento del traffico telefonico, con i cellulari passati da zero a 30 milioni in sei anni e la tariffa media per minuto di conversazione cresciuta da 400 a 600 lire nonostante gli effetti della liberalizzazione. Il 2000, per fortuna, si è aperto con tutt’ altre prospettive e il costo della bolletta telefonica può essere per la prima volta davvero messo sotto controllo. L’ apertura della rete locale alla concorrenza, difatti, mette le imprese in condizione di scegliere operatori alternativi a Telecom per l’ intero traffico telefonico, il che porterà vantaggi anche a chi resterà fedele all’ operatore storico, visto che non ci sono più nicchie di monopolio e quindi tutti i listini dovranno adeguarsi a quanto impone la pressione del mercato. Per avere un’ idea della direzione che prenderanno le tariffe per le aziende, si può spulciare il listino di Fastweb, società telefonica di E.Biscom e Aem. L’ offerta, che partirà il primo marzo, è di fatto limitata all’ area milanese e alle 5.000 aziende della zona collegabili da subito alla rete a fibre ottiche, ma è significativa per tracciare la tendenza, alla quale un passo alla volta tutti si dovranno adeguare, man mano che la diffusione della tecnologia diventerà capillare. Ebbene, Fastweb reintroduce il concetto di canone, per un importo mensile pari a 57.000 lire a postazione (con sconti per grandi aziende), però consente il collegamento senza altri costi a Internet ad alta velocità 24 ore su 24, più tariffe telefoniche vicine al solo costo di interconnessione che paga Fastweb: 21 lire, Iva esclusa, al minuto per le urbane che scendono a 13 la sera, contro le 30,6 e 17,7 di Telecom o le 25 fisse di Infostrada, 30 (minime) di Albacom e 55 (fisse, sempre Iva esclusa) di Wind. E va considerato che Telecom e Infostrada fanno pagare uno scatto alla risposta, che gli altri operatori non hanno. Le chiamate nazionali con Fastweb costano 58 lire al minuto in orario d’ uffico e 36 la sera, contro le 150 e 75 di Tele2, la società più economica tra quelle attive in tutta Italia, e le 265 e 146 di Telecom. Sconti molto minori, invece, per le chiamate ai cellulari, perché il prezzo di terminazione verso Tim e Omnitel è ancora molto alto: le 450 lire di Fastweb non appaiono quindi competitive rispetto alle 429 e 451 che Telecom fa pagare per chiamare i cellulari Tim e Omnitel. In ogni caso siamo molto distanti dalle 1.239 lire rimaste in vigore fino al 16 febbraio per chiamare uno dei 25 milioni di family. Se questa è la direzione di marcia, va segnalato che da gennaio sono stati fatti dei passi avanti anche nel traffico locale, quello dove è più difficile la concorrenza a Telecom. Infostrada, per esempio, ha presentato per la clientela residenziale una tariffa molto vicina a quella di Telecom, mentre per le aziende propone un prezzo fisso di 25 lire al minuto, con scatto alla risposta di 100 lire: il risparmio rispetto a Telecom è del 18 per cento in orario d’ uffico. Wind, invece, più che sulla tariffa urbana (55 lire fisse, senza scatti alla risposta, anche se è in preparazione uno sconto dopo un certo numero di minuti di collegamento) scommette sulla convergenza rete fissa-Internet-telefonini grazie al fatto di essere l’ unico opereratore globale sul mercato. Albacom, che punta tutto sulle aziende, per le urbane ha un sistema tariffario forse complesso ma di sicura convenienza. Non c’ è scatto alla risposta come per Wind, con il primo minuto che costa 5 lire in più (60 contro le 55 di Wind), il secondo, terzo e quarto minuto si pagano 54 lire (1 in meno di Wind), dal quinto minuto si scende a 30 lire (25 in meno di Wind ma 5 in più di Infostrada). Quella di Albacom per la quasi totalità del traffico è l’ offerta locale più conveniente. In attesa delle “magie” stile Fastweb. (m. esp.)

07 febbraio 2000

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