TRADUZIONE COSTI – LA PAGINA DEGLI ‘OPPURE’

TRUDUZIONE IN BENI DI CONSUMO

27 aprile 2015

Non è così strano che un funzionario scolastico si agiti di fronte a certe domande. Quello riportato sopra, ad esempio, era il foglio che avevo preparato per l’incontro nell’aprile o maggio 2014 con il preside di una Scuola Media Superiore di Cremona. Non sono riuscito a mostrarglielo perché, anche se la scuola era deserta, anche se avevo impiegato un mese a farmi ricevere, anche se avevo dovuto compilare una formale richiesta d’incontro, alla terza domanda, proprio mentre stavo per metterlo sulla scrivania sono stato liquidato.

«Ho un impegno in Comune da gran tempo programmato».

Mi ero insomma posto la domanda: «Come posso tradurre i giganteschi costi amministrativi in termini comprensibili da uno statale?». I soldi dei contribuenti, infatti, per uno statale sono soltanto un dato di fondo, un trascurabile automatismo della vita lavorativa. Cinque milioni e duecentomila Euro per un complesso scolastico medio? In soli quindici anni? Per fare “non si sa che”? Sono cinquantadue appartamenti da centomila Euro! Non sono certo uno scherzo! Ma come ridare senso alla cifra? 

La risposta era stata ovvia. Bastava solo tradurla in “beni di consumo”. Ed ecco quindi il foglio riportato sopra.

In realtà, il foglio non è mai servito perché, come successo anche in un altro incontro, appena cominciavo ad entrare nel concreto, si presentavano urgenze che impedivano il proseguimento del colloquio. Capita l’antifona, non ho più chiesto appuntamenti. D’altronde, non c’era nemmeno scopo: i mondi che non capiscono la necessità di cambiare vanno distrutti.

Se ne avete voglia, cliccate sopra quel foglio e leggetevelo adagio, parola per parola, senza fretta. L’anno 1995 è sbagliato (il calcolo si fa dal 1999) e le due ultime righe finali indicano che con quello che è stato speso in un qualsiasi complesso si poteva andare dal centro dalla sede della scuola in questione – sita nel centro città – fino ad un paese lontano dieci chilometri e mezzo (traversando così tutta Cremona, poi il lungo viale che porta al Po, poi tutto il ponte sul Po, quindi per vari chilometri nel piacentino) camminando sempre sulle macchine. Si sarebbero cioè potuti comprare così tanti computer, stampanti, schermi e scanner da metterne addirittura uno ogni metro. Tre metri, quindi tre computer, tre stampanti, tre schermi, tre scanner, e via così per dieci chilometri e cinquecento metri.

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