LETTERA ALLA SCUOLA

27 aprile 2015

Questo libro è stato pubblicato nel 1999.

LETTERA ALLA SCUOLA copertina_01(Circa le spese scolastiche, si veda pag. 154).

(Per l’essenza di tutto, pag. 184).

Il testo può essere tranquillamente letto a macchia di leopardo, saltando qui e là. Risulta comunque prolisso, ridondante, perché a quei tempi sottovalutavo l’intelligenza o la memoria del lettore.

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Nello sfogliarlo, a distanza di così tanti anni, mi balza subito all’occhio – con vero senso di nausea – la disperata solitudine d’una classe insegnante priva di superiori didattici, priva di strutture, priva di mezzi, ma totalmente succube di un’Amministrazione verticalizzata, blindata, solare, ricca, serena, distaccata.

Non mi sono mai sforzato di divulgare questo libro. Ritenevo che bastassero le idee. LETTERA ALLA SCUOLA retro_copertinaSarebbero stati gli altri a dirmi «Grazie per averlo scritto, professore, grazie per aver mostrato che lo studente dev’essere pagato, che i professori debbono comandare, e che la potenza di sistema va assolutamente creata. Adesso sappiamo come fare per entrare in epoca galileiana». Superbia la mia? Imbecillità perfetta? Superbia da imbecillità? Imbecillità da superbia?

Il libro è oramai superato: la scuola va smaterializzata e, con l’eccezione di qualche tutore, centinaia di migliaia di professori dovranno essere licenziati (è questa la soluzione vera, non impiegatizia). Lo studio andrà finalmente effettuato su macchina e il denaro dovrà essere utilizzato per:
a) realizzare una didattica su piattaforme informatiche sempre più potenti;
b) stipendiare gli studenti;
c) stipendiare pochi tutor;
d) dare ai giovani quanto necessario per conoscere il mondo in cui andranno a vivere e lavorare.
Gli edifici scolastici andranno demoliti (o venduti) e il personale licenziato così da liberare altro denaro per gli studenti. Si spende per far lavorare chi impara, non chi ha già imparato.

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