LA GUARDIA DI FINANZA DEVE LAVORARE PER NOI

I padroni dei campi, dei pascoli e delle cascine (l’Italia è una gigantesca villa protesa sul mare) non vogliono sapere dove vadano i cani, cosa facciano, e perché; gli basta sapere che ci sono, che niente sfugge ai loro sensi, e che all’occorrenza saranno pronti a tutto. Da alcuni anni, però, uno degli elementi di guardia (la Guardia di Finanza), custode delle regole del mercato e garante del reddito, è diventato un incubo per i suoi stessi padroni (da qui in poi ‘cittadini’ per comodità di linguaggio).

Ogni imprenditore dovrebbe essere felice di sentirlo arrivare, proprio come avviene con i Carabinieri quando, entrati magari nel capannone, gli domandano: «Tutto bene, qui?»; o quando la Polizia, fermatasi magari al cancello, gli chiede ad alta voce:  «Salve, novità?»; o quando i soldati, in situazioni eccezionali, lo guardano passare per strada senza far cenno, ma formulandogli mentalmente la domanda: «Tutto a posto, vero?». Con la Guardia di Finanza, invece, si ritrova sulla difensiva, pronto a difendersi, spaventato dalle zanne che lui stesso mantiene.

Ebbene: chi è stato il responsabile di questa infame deviazione? In cascina (l’Italia) ci sono soltanto padroni (cittadini), cani (Forza Pubblica) e animali da reddito (politici e funzionari). I padroni non sono certo stati, gli altri cani da difesa nemmeno, e quindi?

Cane contro quattro pecore

pecora

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