La foto, magnifica per gli scopi dell'articolo, non è stata scelta per motivi politici, ma di 'contrasto'. Quale contrasto? Immaginate una classe politica che, a Roma, viva in una caserma, di notte dorma nelle camerate della caserma, di giorno si riunisca negli stanzoni della caserma, prenda il rancio delle ore 7,00, e 12,00 e 18.30 della caserma, al venerdì sera faccia otto ore di treno o auto e poi altre otto alla domenica pomeriggio per tornare in caserma, e alla fine del mese prenda 1.600 Euro netti. Una classe politica simile avrebbe ancora questa particolare 'aria'?

I SERVI PADRONI 1

POST ‘CHIRURGICO

17 agosto 2015

Molti italiani sono oggi sbalorditi dal problema dei migranti che, da clandestini, sono diventati per l’appunto migranti e poi addirittura immigrati. Meravigliati da un reato che s’è rapidamente trasformato in non reato, quindi in pronto soccorso, e addirittura in magnifica sfida. Meravigliati pure da un mercato di carne umana apparentemente incoraggiato e sostenuto proprio dallo Stato, per principio nemico d’ogni schiavismo. Gli italiani hanno il cuore tenero, molto buon senso, sono sempre pronti a delle eccezioni, ma alla fine si ritrovano con dentro il cuore una domanda a cui non riescono a rispondere. Oh beh, un attimo, sia chiaro! La risposta qualcuno addirittura la urla ! Vuoi perché più sveglio di altri, vuoi perché gli basta la pancia, vuoi perché ha buona intuizione, la urla proprio! Ma la maggioranza viene bloccata dal pensiero razionale.

«Ma… questa mia Italia… questa favolosa e splendida villa sul mare… esattamente… di chi è?».

Appena l’italiano sta per formulare la risposta, tutte le coordinate culturali gli saltano addosso, e le sensazioni vengono schiacciate da una logica ineccepibile.

«È di tutti, ovviamente. Però, siccome oggi comanda la Sinistra (notoriamente incapace di difendere le frontiere), le cose vanno in questa precisa maniera. La democrazia funziona così! E tu, italiano, la devi difendere e proteggere».

Vero, logico, ineccepibile. Comanda la Sinistra e i suoi ordini vanno rispettati perché la democrazia si difende e protegge proprio così. Per cui non c’è niente da fare. Certo, il disastro è garantito. La Sinistra italiana fatica moltissimo a concepire un’identità nazionale perché, col comunismo ancora legale, non è ancora riuscita a tagliare i ponti emotivi col passato. Le frontiere sono quindi condannate. Fino a non molto tempo fa, infatti, non aveva alcuna importanza l’essere estone, polacco, lituano, russo, ucraino, cubano, cinese, cecoslovacco, rumeno, bulgaro, siberiano, slavo, vietnamita, italiano, francese eccetera. L’identità vera – ‘nazionale’ – era quella dell’essere comunista. Questa la sola fratellanza! Un’identità, ovviamente, dove i confini sono addirittura d’ostacolo. Così, se la Sinistra ha oggi il sospetto che l’africano fugga dal continente perché sfruttato da padroni e colonialisti, il suo legame col passato si ripristina istantaneamente ed il cervello le implode all’anno 1917.

«Anche tu sfruttato? Come gli operai della FIAT?! Vieni da noi, fuggi dagli sfruttatori! Qui sarai protetto e ti daremo pure il sindacato».

Il comunismo è sempre stato aristotelico nel suo interpretare il mondo, ha cioè sempre messo il sole al posto della terra (e finché non sarà posto fuori legge, procederà sempre in questa precisa maniera). I risultati di questo bel modo di procedere, però, non hanno il minimo effetto a livello locale (nessuno, svegliandosi la mattina, sta a controllare se sia la terra a girare oppure no) ma ne hanno di tremendi e devastanti a livello generale. Il comunismo si porta cioè dietro quel tipo di handicap ideologico che permette all’ingegnere del ‘500 di costruire robuste caravelle, ma non la nave moderna. Se prova a realizzare qualcosa di più grande, in ferro o acciaio, i disastri saranno garantiti. Non è un caso che il comunismo abbia prodotto belle e significative iniziative a livello locale, ma allo stesso tempo portato intere nazioni all’inferno (la terra a dieci secondi dall’estinzione nucleare). Non è un caso, ma la triste regola! È il suo preciso modo di estrinsecarsi. E la Sinistra italiana, emotivamente legata, non può mai mettere i fattori al posto giusto.

«Già!», rimugina l’italiano pensando ad un reato che diventa addirittura sfida. «Se la Sinistra è fatta così, davanti all’Africa d’oggi rovescerà i termini della questione. Invece di vedere che non sono mai gli stranieri a violentare un Paese, ma la mancanza d’unità interna a permettere continue intrusioni, si sentirà responsabile di ogni delitto compiuto in Africa. E siccome l’Occidente l’ha sfruttata per decenni, allora si sentirà le mani sporche di sangue e andrà a prendere tutti gli africani sopra e sotto il Sahara».

Ma sì, certo, certo che è così! Costretta all’handicap di dover capovolgere i fattori, la Sinistra non arriverà mai a capire che qualsiasi paese, città, nazione o continente viene sfruttato solo se i suoi abitanti sono divisi tra loro; mai si ricorderà, ad esempio, della storia del Giappone, Paese che impedì per secoli a qualsiasi europeo di metterci piede; mai imparerà dalle malattie, che per ucciderti non hanno bisogno di aggredirti, ma di abbassarti le difese interne (come l’AIDS, che trasforma in killer un banale raffreddore).
La Sinistra, in pratica, non opererà mai per un’Africa miglioreunita, non corrotta, con governi sani, con Polizie che non chiedono la mancia, con Amministrazioni svelte, con Uffici che non pretendono il sotto banco, ma… ma… Ma cercherà soltanto di togliersi il sangue dalle mani. Ferma al 1917, non costringerà gli uomini della Farnesina ad andare tutti i giorni in Tv a spiegare agli italiani com’è l’Africa politica, Paese per Paese, Polizia per Polizia, Guardia Forestale per Guardia Forestale, Norma per Norma, Legge per Legge, Amministrazione per Amministrazione, Parlamento per Parlamento… Nooooo! Questo permetterebbe agli italiani di comprendere chi aiutare e chi osteggiare, chi soccorrere e chi punire, chi sorreggere e chi mettere sotto accusa. Gli italiani saprebbero quali ambasciatori chiamare in Tv, quali domande far loro, e chi – fra questi – avversare senza pietà denunciandoli all’attenzione mondiale.
No, finché il comunismo non sarà messo fuori legge, la Sinistra non potrà svegliarsi nemmeno con le cannonate.

Così l’italiano si convince che il problema degli scafisti e dei migranti stia – in fondo – tutto nel ritardo aristotelico della Sinistra. Anche perché – prosegue sempre meditando – se è ferma al 1917, di sicuro si sentirà colpevole anche d’altro: al sangue dell’Occidente aggiungerà la colpa di non essere riuscita ad evangelizzare l’Africa (un continente di sfruttati!), e nemmeno in grado di scalfire il Medio Oriente (dove la “religione oppio dei popoli” sarebbe stato un grandissimo cavallo di battaglia). Tutto ovvio, insomma! Se si mette la terra al posto del sole (e si vive pure di colpe), è normale che la spinta a traghettare africani diventi maniacale.

«Presto! Andate a prenderli tutti! Portateli qui! Venite, sfruttati, noi vi abbiamo ridotti in questo modo! Potrete mai perdonarci? Venite, venite!».

Il cittadino, dopo cent’anni di pasciuti intellettuali della Sinistra, sempre pronti ad accusarlo di tutto (“Occidentale capitalista e porco!”), anche se capisce, ci resta male lo stesso. Ma sì, è un po’ come farsi sputare in faccia. La Sinistra potrebbe almeno osservare, come fatto positivo, l’enorme numero di africani; e, già che c’è, pure i mezzi tecnologici da cui sono circondati. Rendersi cioè conto che se l’Africa è arrivata al miliardo d’individui, la potenza dell’Occidente non sarà sempre stata unicamente malvagia. Sarà stata positiva almeno per medicine, macchinari, automobili, acqua sanificata, telefoni, scuole, pozzi meccanici, autoambulanze, computer, ospedali, burocrazia, assicurazioni, trattori… Quando quel famoso dottore, ad esempio, andò non molti anni fa in Congo, vide delle situazioni che per noi occidentali sono impossibili da immaginare: le malattie della giungla ti falciano, ti piegano, t’accecano, ti storpiano, ti piagano, ti consumano, ti mangian vivo. Oggi, di gente mangiata viva, non sembra essercene così tanta in Africa! Ma non c’è niente da fare! Tra quindici anni quel continente sarà una magnifica potenza mondiale, ma la nostra Sinistra resta al 1917 degli sfruttati.

«Avanti, c’è ancora posto! Venite, il sindacato vi aspetta!»

Dopo tanto rimuginare, però, l’italiano si accorge di ritrovarsi ancora al punto di partenza. Eh sì, esattamente al punto di partenza! La Sinistra esiste e governa in tutta Europa, ma non si comporta affatto come quella italiana. L’anomalia è quindi solo qui! Il problema è soltanto locale! Sono molti i governi del nord a maggioranza di Sinistra, molti gli ex comunisti sotto il circolo polare artico, molti gli uomini nostalgicamente rossi, ma le loro frontiere, accidenti!, non sono affatto un colabrodo! Non corrono a prendere milioni di uomini, e se qualcuno passa di nascosto le frontiere, costruiscono dei muri.

Così, tutto meravigliato (anzi, sempre più meravigliato), l’italiano torna affannosamente a cercare un’altra spiegazione. E con preoccupazione addirittura crescente! Infatti, appena sposta l’attenzione agli Stati, si accorge con orrore che non è vero che certi comportamenti siano tipici del solo nord, perché Spagna e Turchia reagiscono allo stesso modo. La mente dell’italiano a questo punto annaspa, vuole una spiegazione, l’imbecillità della Sinistra non basta più.

Ma quale? Quale spiegazione possibile? In Italia dovrebbe esserci un ulteriore effetto turbo a potenziare il tutto. Ma quale effetto turbo? Dove? Come? Perché?

Subito, per associazione d’idee, l’italiano si ricorda di come la Sinistra abbia anche il colossale handicap d’essere stata “sputtanata” su tutto il pianeta. È duro promettere il paradiso a miliardi di persone e poi, decenni dopo, fare finta d’aver scherzato. È duro fare i Sacerdoti del Sinedrio, atteggiarsi ad onniscienti con smorfietta sotto il naso, e poi dover accettare d’essere stati i somari più somari di tutti. È una situazione spaventosa, d’una umiliazione interna incredibile, con sofferenze così profonde da produrre malattie. La Sinistra è tutta una tragedia da occultare, da mascherare, da alleviare sperando che nel frattempo qualcosa…

Ma sì, ecco trovato l’effetto turbo! A partire dalla caduta del Muro (ed in particolare dall’uscita dei comunisti dal Parlamento), la Sinistra italiana s’è ritrovata col suo scranno di Maestro a pochi centimetri dal baratro infernale. Che baratro? Ma è ovvio! Il baratro dove – basta mettere il comunismo fuori legge -, fra urla d’orrore e gemiti strazianti, precipitano tutti gli intellettuali della Sinistra, tutta la gente in giacca e cravatta, i direttori di giornali, di Tv, i giornalisti, gli opinionisti, i magnifici rettori, i comici, i politici, i professori, gli uomini di cultura, i direttori dell’Unità… Quella gente che per decenni ha insegnato come doveva funzionare il mondo e sono risultati invece essere i somari più grossi. Tutta giù, scagliata dentro il baratro che conduce al girone infernale dei Cattivi Maestri Dell’Uomo!

«Eh?! Cosa?! Girone dei Cattivi Maestri?»

Un incubo! Un risvegliarsi la notte coi sudori freddi! Una spada di Damocle sempre sulla testa! Ma sì! Certo! Qualcuno si sveglia male alla mattina, va il Parlamento e fa la proposta di mettere il comunismo fuori legge, Dai ragazzi, passiamola ai voti, ecco fatto, è andata, e...

Ed è l’inferno!!! Tutti giù, assieme, là nel profondo, nel buio dove per l’eternità urlano i maledetti che hanno ingannato l’Uomo.

Un destino spaventoso, nemmeno concepibile, tremendo per della gente che ha sempre avuto la verità in tasca, sempre spocchiosa, sempre disprezzante l’avversario, sempre “Non la pensa come noi? Sarà un fascista”. Il terrore costringe all’azione, alla maschera, alla falsità più spudorata. Pietro giura di non aver mai conosciuto Gesù. “Io ero col Galileo? Ma se nemmeno so dove sia, la Galilea!”.

Non era già successo nei primi anni ’90? Terrorizzata e stressata dalla possibilità che si aprissero gli archivi sovietici, la Sinistra italiana aveva reagito nei modi più viscerali ed istintivi. Lei, la mantenuta più costosa del KGB, la voragine che ancora oggi fa smarrire gli analisti, la più puttana tra tutte le organizzazioni politiche europee, si era messa a lanciare monetine agli altri dando nervosamente di sé – se non della vergine – almeno l’immagine della contessina virtuosa, della signorina di buona famiglia. Certo, l’operazione aveva avuto il suo bel prezzo! La Sinistra aveva dovuto allontanare da sé il povero l’operaio, il metalmeccanico, la tuta sporca, le mani callose. Per forza! La pura forza dei voti oramai non bastava più a tenere lontano l’inferno. Era sufficiente una legge, una decina di traditori, e l’inferno era subito lì, con le sue fiamme spaventose. Servivano figure nuove! Le vecchie era drammaticamente incapaci di garantire un minimo di prestigio.

Così la Sinistra italiana s’era morbosamente aggrappata al mondo della cultura di alto e basso livello, inglobando pure, nella disperata necessità di un consenso nobile, quello addirittura impiegatizio e terra terra. La figura sporca d’olio, ma coi piedi ben per terra, veniva sostituita da gente protetta dallo Stato, completamente fuori dal mondo, senza la più pallida idea di cosa volesse dire la parola efficienza. Il metalmeccanico veniva sostituito dalla maestra, dalla professoressa, dal ricercatore, dal bidello, dall’assistente alla cattedra, persino dall’impiegato pubblico che legge Repubblica prima di salire nei sereni uffici, addirittura dalla capo segretaria della scuola… L’operazione era crudele ma necessaria. Il girone dei Cattivi Maestri Dell’Uomo è cosa bestiale, è un incubo senza nome, è una situazione impossibile da immaginare. La Sinistra intellettuale, la nobildonna che in gioventù era stata prostituta, andava fuori di testa all’idea di ritrovarsi con gente per strada che faceva finta di non vederla, e addirittura con la figlia che diceva al nipotino: «Sì, amore, la tua maestra ha ragione, sono fuori legge come i fascisti e i nazisti, ma era tutta brava gente. Guarda tuo nonno! Ha diretto l’Unità per anni, ma è una persona onestissima e di grande cultura». La Sinistra “impazzita dentro” aveva dovuto cominciare a frequentare solo nobili della cultura, conti dell’istruzione, marchesi delle lettere, baroni delle arti e principini della scuola, ma anche lacchè di principini, stallieri di re, camerieri di conti, maggiordomi di baroni, dame di compagnia di contesse, valletti di granduchi…

A partire dal ’92 è stato tutto uno stringere mani a professori, un ridere con docenti, un filosofare con maestre, un baciare ricercatrici, un leccare scienziate, un dare pacche a magnifici rettori, un plaudere a luminari, un adorare premi Nobel… Una litania continua e tragica, una geremiade senza vergogna che continua tutt’oggi imperterrita: la ‘povera’ ricercatrice, la ‘povera’ professoressa, il ‘povero’ bidello, la ‘povera’ maestra, la ‘povera’ bibliotecaria, il ‘povero’ post dottorando… Tutta gente da tappeto rosso in banca, da “Non c’è problema, carissima, per noi la sua affidabilità è massima! Ha detto d’essere di ruolo, vero?”. Una Sinistra da vomito, ma che, con centinaia di migliaia d’intellettuali a quattro centimetri alla catastrofe, non poteva fare altro.

«L’operaio?! Ma… Mi serve una patente d’insegnante, di professore, di Maestro dei Popoli! Dell’operaio ne parliamo un’altra volta!»

L’italiano, a questo punto, finalmente si rilassa. Sì, stavolta ha davvero capito tutto. La Sinistra si muove con furia traghettatrice perché deve ricostruire la Nobile Figura Di Maestra Delle Folle. E in effetti, a guardare le facce che scorrono in TV, l’aria è proprio quella. Labbra tirate, smorfiette di leggero compatimento, aria olimpica… Ma sì! Con una mano, oggi, la Sinistra sembra tenere fermi gli italiani infuriati (i bimbi inconsapevoli a cui non si può spiegare il mondo) e con l’altra sollevare tutti gli africani afflitti (i bimbi senza cibo né speranza) dando loro il panino con la marmellata. Insomma: bimbi gli italiani, bimbi gli africani. Chi fa la Maestra? Ovviamente la Sinistra! Una Sinistra che ritorna finalmente a quei livelli di verginità dove – per principio – la Licenza di Maestra non gliela toglie più nessuno. I quattro centimetri dal baratro, a forza di morti nel Mediterraneo, oggi sono quaranta metri.

«Il calore dell’inferno?».

«E chi lo sente più!? Ahahahah! Allegria!»

Sì, tutto quadra: e finalmente! Aristotele, le evangelizzazioni mancate, la paura delle fiamme, la verginità da recuperare… Non che cambi qualcosa: se in Italia c’è la Sinistra al potere, bisogna chinare la testa.

Però… Però…

Però, anche se la logica ha lavorato bene, qualcosa – gira e rigira – dopo un po’ sembra non tornare comunque più. O meglio, la logica è soddisfatta, ma non lo è il corpo! Il corpo sembra dirci che c’è ancora qualcosa che non va. È come se fossimo soltanto al settantacinque per cento della spiegazione, e quindi manca ancora qualcosa. Manca… manca la la forza, l’intento, la coesione. Manca, per dirla in una sola parola, l’imperturbabilità.
Sì, l’IM-PER-TUR-BA-BI-LI-TÀ AS-SO-LU-TA.
Puoi essere il comunista più nostalgico del mondo, il più compagno di tutti i compagni, ma di fronte a gente infuriata, gente che ti maledice, gente che ti dice “Prenditeli a casa tua, i migranti”, anche se prendi le distanze col solito sottile disgusto da Maestro tra gli Incolti, un dubbio, un’incertezza, un’esitazione, ti vengono per forza. È inevitabile! Non solo perché nel Nord Europa c’è gente altrettanto tormentata dalla verginità, ma – a differenza della Sinistra italiana – non molla le frontiere; ma proprio per il fatto che un comunista è, se non altro, un comunista! Nel guardare la situazione generale, qualcosa del suo antico senso di giustizia dovrebbe tornargli a galla. Gli italiani, infatti, hanno pagato per un’intera vita; gli africani, invece, proprio no! Questi hanno lottato per dei diritti; quelli assolutamente no! Questi sono anni che aspettano una casa; quelli neanche un giorno! Questi sono vecchi; quelli giovanissimi! Questi hanno famiglia; quelli sono single. Persino la retorica partigiana dovrebbe creare in lui un’interna oscillazione, un’incertezza, uno sbandamento… Gli italiani, settant’anni fa, hanno combattuto una guerra fino in fondo; quelli, invece, dalle guerre scappano! Questi sono restati a combattere o sotto i bombardamenti; quelli, se possono, invadono la Svizzera. Questi si sono conquistati la libertà con le armi; quelli vanno a prendersi la libertà dov’è già fatta. Persino a livello umano (sì, umano) il più comunista dei comunisti (anche in giacca e cravatta!) dovrebbe sentirsi ribollire: se vai in Africa a protestare, e ti permetti d’urlare, la Polizia ti rovina! Se ti permetti d’insultare un poliziotto, entri in galera e non esci più! Se cerchi di passare un confine e la barca si rovescia, guardano i coccodrilli fare il loro lavoro. Se entrando nel Paese dichiari una cifra che non hai, passi guai enormi. No, no, c’è qualcosa d’altro che non va, c’è qualcosa che deve necessariamente fare da collante al tutto, qualcosa che esiste solo in Italia, soltanto qui, in nessun’altra parte d’Europa o del pianeta. Ma cosa? Cosa?

Cosa…?

(Vi viene già da ridere?)

Quale forza può essere così potente, così tenace, così adesiva da permettere a tutto il teatro della sgangherata anima della Sinistra di proseguire senza il minimo tentennamento? Com’è possibile che i nostri servi siano così imperturbabili? Com’è possibile vederli in TV con l’aria della Maestra Vergine abituata ad ottenere il silenzio con una sola occhiata? Se non ci fosse da piangere, pensando a quanti morti ci sono voluti per fare ciascuno di quei metri, verrebbe addirittura da ridere.

«Ma che state facendo?! Non potete arrestare gli scafisti! Trasportano gente che fugge da guerre, dovete dargli la medaglia, o almeno un piccolo riconoscimento, una stretta di man…»

La gente non ride ma sghignazza, perché non sa più se chiamare i Carabinieri per arrestare gli scafisti o stimolare il sindaco alla premiazione degli stessi. Ma l’imperturbabilità è così suprema, così perfetta, così signorile, così nobile che…

Beh, inutile girarci attorno!

Conoscete già la risposta.

Se avete letto le pagine di Seconda Linea, sapete tutto e avete capito tutto. In Italia, e solo in Italia, abbiamo il perfetto e completo capovolgimento dei ruoli. I padroni fanno i servi, e i servi fanno i padroni. Quindi, la risposta che all’italiano si strozza in gola è una sola e drammaticamente facile. Eccola!

«Questa grande villa appartiene ai miei servi, ed è normale che loro invitino chi gli pare, come gli pare, quando gli pare, per tutte le motivazioni che gli pare».

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