I SERVI INUTILI

POST ‘CHIRURGICO’

25 agosto 2015

Maggio 2015. M’arriva l’invito ad una conferenza intitolata “MIGRANTI TRA CAMBIAMENTI CLIMATICI E CONFLITTI IN AFRICA”. Mah, ad occhio e croce, il titolo mi dà una sensazione di…

L’espressione ‘migranti’ (a cui dovrò abituarmi molto in fretta) mi procura un po’ d’irritazione: la percepisco
ambigua, volutamente addolcita, e intenzionalmente lontana sia da immigrato (situazione regolare), sia da clandestino (situazione non regolare), che da rifugiato (situazione illegale, ma per cause di forza maggiore). So bene che la Sinistra è una grandissima maestra nel creare le parole sciolina, quelle che, by-passandoti cervello, pensiero e logica, t’arrivan dritte nella pancia. Uno dei due relatori, però, è un diplomatico della Farnesina, persona sicuramente apolitica e che avrà viaggiato molto e saprà un’infinità di cose: avrò così occasione di capire come lavorano i politici e i funzionari africani.

La riunione ha inizio. L’uomo della Farnesina, utilizzando delle slide, comincia a presentare i vari dati climatici con le molteplici conseguenze locali: evaporazioni di laghi, foreste che scompaiono, aumento dei livelli di CO2,  temperature che si innalzano, temperature che si abbassano, animali che si moltiplicano, animali che scompaiono… Vai poi coi risultati di analisi complesse, col numero di persone coinvolte, con gli ettari di deserto che avanza, con la giungla che cala, coi fiumi che si seccano (sto andando a memoria: avevo fatto delle foto, ma per la rabbia devo averle cancellate tutte).

Tutto bene – anzi benissimo – per la prima ora e mezza. La platea è di forse una trentina di persone, ci sono anche un paio d’africani alle mie spalle, e ogni tanto mangio qualche caramella. Non mi sono accorto del tempo che è passato perché l’argomento è davvero importante. Il diplomatico – ovviamente – ha ragione su tutto: ci sono problemi grandi come montagne, il tempo per risolverli è scarso, se interveniamo subito siamo già in ritardo…

AFRICA MODERNA COSTA D'AVORIO

Portland – Oregon. La grande arteria che costeggia l’oceano ripresa in un momento di scarso traffico. Da notare come le palme africane, introdotte per errore da un botanico locale, si siano felicemente acclimatate.

Il quadro fornito dal diplomatico è molto inquietante! La terra va protetta, bisogna dare ascolto agli esperti, occorre  superare gli interessi di parte, le ambiguità, le furberie… Dulcis in fundo, bisognerebbe persino che gli scienziati si mettessero d’accordo, perché, secondo alcuni di loro, le misurazioni sinora effettuate potrebbero indicare l’esatto contrario. C’è tanto caos, insomma, ma una certezza resta bella chiara per tutti: man mano che il clima cambierà, masse umane sempre più grandi emigreranno verso i Paesi tecnologicamente più avanzati.

AFRICA POLITICA 01

Ma sì! Bravo il relatore! Guardo l’ora e mi accorgo che è per l’appunto passata un’ora e mezza. Mancheranno sì e no trenta minuti alla fine, forse qualcosa in più perché il diplomatico è ancora lanciatissimo. Poi interverrà il secondo relatore, e ci vorrà qualche minuto per le domande del pubblico. Ma sì, diciamo che dovrò stare ancora seduto altri quaranta o cinquanta minuti. Sono un po’ stanco, ma soltanto per via della sedia, perché la conferenza è decisamente interessante.

AFRICA MODERNA COSTA D'AVORIO ANNI 80

USA -Illinois. Veduta notturna di Chicago. Si noti, in primo piano, la curiosa presenza di essenze vegetali africane.

Ad un certo punto, però, qualche istante dopo aver guardato l’ora, mi accorgo d’una cosa strana. Molto curiosa. Qualcosa non quadra… Durante tutto questo tempo, con gli occhi della mente, ho visto grandi masse umane all’orizzonte, deserti che avanzavano, climi impazziti, foreste che bruciavano… Ma un sospetto atroce comincia a farsi lentamente strada nella mia consapevolezza. In un’ora e mezza (un’intera ora e mezza) io non ho sentito una sola parola riguardante la civiltà umana, le città, le campagne, e insomma, tutti i prodotti fisici e mentali che gli uomini producono nell’espandere il loro dominio sul mondo. Non ho sentito ad esempio la parola governo, o parlamento, o Polizia, o tribunale

ATTENTO 1Mentre la mia attenzione s’aggancia, a questo punto, in modi addirittura morbosi alle parole che sta pronunciando il diplomatico, mi accorgo che sono addirittura migliaia i termini che non ho avuto modo di sentire. In Africa ci sono cinquantatré Stati (si, avete letto bene, cinquantatré) e di tutti questi io non ho nemmeno sentito il nome. Eh?! Ma…? Che significa? Non si può parlare dell’Europa per un’ora e mezzo senza dire neppure una volta Francia, Italia, Germania, Belgio… Qui sono addirittura cinquantatré! E non può essere stato un caso, perché non ho nemmeno sentito la parola legge – e tutto quanto ad essa collegato -, e nemmeno la parola burocrazia, nemmeno la parola tecnica, nemmeno la parola regolamento, nemmeno la parola infestazione, nemmeno la parola intervento, nemmeno la parola applicazione… Non ne ho sentita una sola che potesse in qualche modo ricordarmi l’esercito, le multe,  le confische, le Guardie Forestali, la lotta chimica, i giudici, le carceri,  le tasse, la leva militare… Niente! Niente di niente!

Niente sulla disoccupazione, niente sui sussidi, sulla sanità, sul fisco… Niente sull’industria, sulle pensioni, sul catasto, sulla mappatura, sui notai, sulle scuole, sui ministeri, sui rogiti, sullo Stato, sui campi, sui dicasteri, sugli operai, sugli addetti, sugli statali, sui commercianti, sulle forze navali, sugli ordinamenti giuridici, sulle truppe corazzate, sull’import export, sui partiti politici, sui movimenti d’opinione, sulle rappresentanze, sui sistemi elettorali, sugli impianti missilistici, sulle ambasciate, sulle votazioni, sugli ambasciatori, sui congressi, sulla legalità, sull’illegalità, sulla finanza, sui servizi segreti, sulle monete, sui prefetti, sui marescialli, sugli investimenti, sui capitali, sulle motovedette… Niente! Niente di niente! Come se l’opera degli uomini, in quelle terre, ancora non esistesse.

AFRICA NATURALE 01

Dagli archivi dell’Impero Galattico Riunito, foto scattata durante il passaggio della nave 6X6FA36.

Io sono sbalordito! Ma dove sono finiti tutti quegli Stati? Che fine hanno fatto tutti quei Parlamenti? Di cosa mi sta parlando il funzionario della Farnesina? Di quale Africa mi sta dando, esattamente, i contorni? Masse umane indistinte, stormi migratori, pianure che desertificano… Ma non c’è proprio nient’altro? L’Africa che mi sta illustrando è come se fosse fatta di sole donne e bambini, là, soli, disperati, mentre la foresta brucia per colpa dei fulmini. Ma che Africa è questa? Dove sono finiti tutti gli uomini? “Sì, esistono, però… però nessuno sa bene dove”? Eh? Possibile? Possibile che in Africa non ci siano delle burocrazie che, se vogliono, possono richiamare tutti i maschi alle armi e, zaino in spalla, mandarli a crepare da qualche parte? Possibile!? Il pesante mondo dei maschi c’è dappertutto, la carne da cannone è sempre pronta, mitra in spalla e tutti sull’attenti… Ma non in Africa? Ahahahahahah! Non ci credo nemmeno se lo vedo! Se devono mandarti a crepare da qualche parte, le burocrazie sanno sempre dove sei e se esisti! È la prima preoccupazione di tutti i maschi di tutti i tempi e di tutte le nazioni: “Terrà il sistema? Terrà? E se verrà messo sotto attacco dal di fuori? E se verrà messo sotto attacco dal di dentro? Dove sono gli uomini? Dov’è la fanteria?”. Ma…! Insomma!?! Beh…?!? Di cosa si sta parlando qui, oggi? Donne, bambini, uccelli migratori...?

AFRICA NODERNA 04 NAIROBI

California, vista del solito centro di terziario avanzato. Purtroppo non siamo in grado di fornirvi immagini equivalenti dall’Africa. Cliccare sulla foto per i dettagli.

Incredulo, quasi smarrito, faccio sforzi per ricordare se nell’ora e mezza non abbia davvero sentito nessuna di quelle parole. Beh, in effetti, il nome d’uno Stato l’ho sentito, sia pure come aggettivo. Ha detto infatti: «La foresta nigeriana s’è ridotta del 70%» o qualcosa del genere. Però… anche il quel caso… non ha aggiunto altro. Ho saputo che la foresta è stata consumata, ma proprio non ho capito il perché. Non esiste forse un governo in Nigeria o nel Niger? Esiste la foresta nigerianama non lo Stato della Nigeria? O invece questo Stato esiste? Anzi, esiste ed è pure felicissimo di distruggere la foresta, così può moltiplicare le tasse? Nella foresta, infatti, è molto difficile riuscire a tassare qualcuno. Che governo è? È un governo che ha emanato delle leggi, ma la Guardia Forestale diventa cieca e sorda quando i contadini regalano dei polli?

«Vai, contadino, brucia tutta la foresta che vuoi!»

È questa la verità che non mi viene detta? È per questo che non ho sentito il nome di un solo Stato? O ci saranno verità ancora peggiori? O addirittura infami? Per quale motivo gli africani scappano dalle proprie case, dai propri campi, vendono tutto e se ne vanno? Da chi o da che cosa stanno scappando? Stanno scappando dalla foresta che brucia, dal deserto che avanza, o stanno scappando dagli altri africani?! Se scappano dal deserto che avanza dovrebbero essere dei miserabili, ma allora come fanno ad avere così tanti soldi per pagare camionisti e scafisti? E se hanno tanti soldi, perché non prendono l’aereo, arrivano in Europa, si trovano un finto lavoro (o aprono una finta azienda) e poi restano? Cosa succede nel Niger, o nella Nigeria, o in altri cinquanta Stati? Succede che la Polizia dovrebbe, ad ogni nuovo incendio, arrestare la Guardia Forestale ma purtroppo – sempre a causa dei polli sottobanco – pure questa diventa cieca e sorda? Però.. siccome è un po’ infastidita dal non aver arrestato gli ‘amici statali’, allora si rifà un’immagine di serietà chiedendo il pizzo alla povera gente ad ogni posto di blocco? È questa la verità di molti Stati africani? O è – addirittura è persino – innominabile?

«Eliminate pure tutta la gente che volete, basta che diate a noi la commessa del super treno che collegherà le quattro capitali».

Oppure niente di tutto questo? Si tratta solo di questioni più terra terra, di semplice know-how non ancora concretizzato? In altre parole, quel ‘tal’ governo africano, ad esempio, ha ottime leggi, buone Guardie Forestali, una Polizia non corrotta, ma i contadini bruciano la foresta perché hanno sempre fatto così? Lo Stato non ha cioè i soldi per educarli, né è capace di avviarli ad una agricoltura sostenibile, nemmeno sa come creare delle cooperative, mancano ovviamente i tecnici in giro per le campagne, e non ci sono sufficienti scuole d’agricoltura?! È così? Com’è la faccenda? Cosa c’è che non va ?

AFRICA NATURALE 04

L’Africa oggi. I satelliti non hanno rilevato tracce di vita umana. Da dove arriveranno i migranti? Gli scienziati indagano.

Ci sono tante cose che non tornano, o che almeno, viste da migliaia di chilometri di distanza, appaiono estremamente confuse. Che lotta ha fatto il governo nigeriano per impedire che la foresta si consumasse? Cos’ha detto ai contadini? Cos’ha fatto per aiutarli? Quali canali ha fatto scavare? Quali riserve d’acqua ha creato? Niente!? Mai niente? Gode d’introiti favolosi dalle miniere e dai pozzi… ma non riesce ad insegnare un’agricoltura sostenibile!? Non ha i fondi per le macchine, i concimi, i trattori e le cooperative, però incamera cifre colossali dalle partecipazioni minerarie ed estrattive? Che gente è quella del Parlamento? È tutta da galera? Oppure la giungla è davvero così tremenda che è semplicemente impossibile lavorare? Ma se è così, perché in altre parti del mondo hanno creato opere colossali proprio dentro le giungle? Il Canale di Panama non l’hanno forse scavato tra giungle, montagne, ragni, serpenti, smottamenti e piogge torrenziali? Insomma, qual è la verità? Quella che il nigeriano medio non sa gestire un’officina con dentro due macchine utensili e un cacciavite? Il poveretto non ha proprio la più pallida idea di cosa farsene d’un tornio? Ma se non ha una tecnologia, dove li trova i soldi per vestirsi, comprare il cellulare, acquistare l’automobile, prenotare il televisore, far funzionare l’aeroporto…?

AFRICA MODERNA NIGERIA 03

Texas. Solito ingorgo d’auto. La circolazione sta diventando sempre più un problema. Da notare la terra rossa, tipica delle aree alluvionali prodotte dalle Montagne Rocciose.

Ma cosa mi sta spacciando la Farnesina? D’accordo che la riunione verte sui cambiamenti climatici, ma per riuscire ad evitare, in novanta minuti, l’intera Opera Dell’Uomo, occorre che la cosa sia del tutto intenzionale. L’Africa che il funzionario sta disegnando è volutamente fisica, naturale, quella di centomila anni fa, precedente la comparsa dell’uomo e filmata dalle astronavi milioni d’anni fa.

La furia che mi prende con passare dei minuti è indescrivibile. Nei trenta minuti successivi valuto ogni parola, soppeso ogni termine, misuro ogni sfumatura, colgo il possibile significato d’ogni aggettivo, e pian piano arrivo all’odio che precede l’esplosione. Nell’ottica di SECONDA LINEA, quello che mi sta davanti potrebbe essere quel tipo di maggiordomo inutile che, a metà tra lo stipendiato e l’estraneo, se non gli chiedi in faccia, guardandolo proprio negli occhi, chi ha rubato l’argenteria, potrebbe anche non dirti mai una sola parola. Perché? Perché non gliel’hai chiesto!

«Mio caro James, perché centinaia di persone tentano di valicare i muri della villa? Cosa sta succedendo?».

«Purtroppo il clima si è modificato, signore. E siccome piove a dirotto, la gente cerca un po’ di riparo».

L’impassibile ed ambiguo personaggio non ti dice che la gente scappa dalle ville circostanti perché lì ci sono grandissime canaglie che rendono impossibile la vita (o – al contrario – gente bravissima ma che non riesce a trasmettere un minimo di know-how). No! Siccome non l’hai guardato negli occhi, e neppure hai formulato la domanda successiva…

«Ma coma mai, mio caro James, tutta quella gente è fuori in strada, anziché nelle loro ville?»

lui ti dice soltanto che sta piovendo!

AFRICA MODERNA MOMBASA 05

Arizona. Elegante via trafficata. Si notino le grandi zanne, simbolo della tigre dai denti a sciabola. Molti sono infatti gli scheletri di questo grande felino rintracciati in zona.

È il tuo maggiordomo, ma le parole devi proprio cavargliele fuori! Si comporta come l’estraneo che preferisce non immischiarsi. Io, ovviamente, sono ormai fuori dalla grazia di Dio, e ho tanta voglia di urlare: «Ecchisenegrega se piove a dirotto, o nobile funzionario dei miei stivali!!! Nessuno ha mai visto un esercito aprire l’ombrello perché sta piovendo! Fosse per me, tu domattina lavoreresti per i GULag siberiani! Altro che gli ori e i lussi della Farnesina!».

Sono così furioso che io, che non ho problemi a parlare in pubblico (almeno davanti ad una piccola platea), stavolta decido che è molto meglio che me ne resti zitto. So che se aprirò la bocca comincerò ad urlare, e diventerò una belva. Meglio tacere, meglio non fiatare.

AFRICA MODERNA 01 NAIROBI

USA – Nuovo Messico. Raccolta di foto amatoriali. Si notino la giraffa e le palme, presenze introdotte da bizzarri miliardari locali.

La riunione – e va beh, anche questa è fatta! – è oramai praticamente finita. L’altro relatore (un monsignore) parla per due minuti senza aggiungere praticamente altro (a parte due parole di comprensione per le vittime). Ecco poi le solite domande del pubblico e infine, ultimo ad intervenire, uno dei due africani alle mie spale.

«Secondo noi bisognerebbe aiutare la gente a non lasciare i suoi territori, a stare a casa sua, ad organizzarsi. Non andare a prenderla. Servono capitali usati bene, tecnici sul territorio, macchine e norme. La gente deve lavorare là, non essere costretta a venire via».

MIGRANTI 18

Migranti volontari dall’Africa. Grandi amanti dell’arte classica europea, lasciano le loro case per poter vivere nei pressi del Colosseo o della stupenda cattedrale di Westminster.

Ma dai! Guarda un po’! Bastava soltanto aspettare! Ma sì, ho fatto bene a starmene zitto. Me ne tornerò a casa contento di non avere aperto bocca.

Passato un po’ di tempo, naturalmente, mi renderò conto che se c’era un imbecille da spedire in Siberia, quello ero io, non il diplomatico. Non solo perché uguale a tutti i suoi colleghi, ma perché persona che sa fare esattamente il suo mestiere. Si fa alla svelta, entrando in dettagli strutturali, a creare incidenti diplomatici; incidenti che sai come iniziano, ma non sai come finiscono. Immaginate ad esempio di dover dire ad un uditorio (che fra l’altro non avete mai visto) che la Polizia di un certo Stato è la più corrotta dell’intera Africa. Il giorno dopo, titoloni sui giornali, spiegazioni del Ministero, ambasciatori che vogliono scuse, contro spiegazioni, affermazioni, contro affermazioni, e magari, diecimila chilometri più in là, italiani che finiscono nei guai perché basta un niente, ai lupi, per accusare l’agnello d’intorbidargli l’acqua. Occorre prudenza, stare attenti, tenere un profilo basso, non urtare nessuno… Se un giorno la Farnesina sarà richiesta di formulare discorsi chiari, dovrà comunque muoversi di concerto, restando in profilo sempre basso, meglio se rispondendo a domande dirette… La riunione di Cremona, poi, è stata organizzata da gente che vorrebbe mandare le navi nei porti per raccogliere diecimila migranti alla volta! Se pure conosci l’ultima scatola cinese (cioè la più marcia di tutte) come puoi distruggere i sogni di chi vuole abbracciare dieci milioni d’africani? Un diplomatico, prima di tutto, dev’essere… un diplomatico!

AFRICA MODERNA 02 NAIROBI

New York, periferia. Graziosi palazzi adibiti ad uso sia abitativo che lavorativo. I prezzi sono qui decisamente più abbordabili. Si noti una pianta africana in basso a sinistra, in plastica, molto realistica.

Essere diplomatici vuol dire saper navigare, e l’uomo della Farnesina ha dimostrato di sapersi muovere bene. D’accordo! Però, noi Italiani, non possiamo permetterci di mantenere la Farnesina soltanto per fare “Chi l’ha visto?” o per dare i premi Nobel. Le informazioni dall’esterno le abbiamo già dai Servizi Segreti. Noi italiani, che dobbiamo imparare a fare i padroni, dobbiamo limitarci al semplice rifiuto di qualsiasi clandestino. Così facendo, i nostri servi si daranno anche sempre più da fare nelle zone africane o asiatiche di partenza. Questo non toglie, tuttavia, che la Farnesina deve in ogni caso essere i nostri occhi, le nostre orecchie, i nostri sensi, e quindi, alla fine, anche il nostro giudizio. Questo per andare incontro all’evoluzione dei tempi, ovviamente! Oggi ci sono le TV, le fotografie, i filmati, i reportage, le distanze si sono praticamente azzerate e i padroni, a differenza d’una volta, sono direttamente e costantemente coinvolti.  I padroni – chiunque essi siano – non possono più dire “Se non hanno il pane, mangeranno le brioches”, perché, con l’azzeramento delle distanze, ormai vedono le cucine vuote della gente. Oggi i padroni debbono essere correttamente informati di tutto, e quindi hanno il diritto di sentirsi parlare chiaro da tecnici esperti che sappiano quel che dicono e che, soprattutto, non conoscano la facile pietà del soccorritore. Non sono forse proprio i padroni quelli che, alla mattina, guardando il telegiornale, si sentono in colpa ed inadeguati?  Certo che sono loro! E forse sono soltanto loro! L’ambasciatore, infatti, esperto in cose umane,  ascolta lo stesso telegiornale senza fare una piega, perché ha già calcolato che ci vorranno cinque milioni di morti. Magari, è persino felice, perché sono meno del previsto. Ma i padroni?

La Farnesina deve assolutamente prendere accordi con le Tv per essere interrogata davanti alla gente, interpellata, richiesta di precise valutazioni, invitata a spiegare sera dopo sera i veri e profondi ‘perché’ delle cose. Noi italiani dobbiamo capire come aiutare, come intervenire sul luogo, come mandare i tecnici giusti, come allargare certi discorsi… Noi abbiamo anche bisogno di sapere quali ambasciatori stranieri chiamare in Tv, e cosa chieder loro, dobbiamo sentire con le nostre orecchie perché la polizia del Paese è così corrotta o perché l’amministrazione pubblica è così disastrata o perché l’economia proprio non decolla o perché i contadini non sanno mai cosa fare o perché i canali non vengono scavati, o perché gli introiti non bastano mai

AFRICA MODERNA COSTA D'AVORIO 10

Ohio – Cleveand. Visione della città da una insenatura del lago. Si noti in basso la curiosa presenza di palme, un esperimento perfettamente riuscito di introduzione di flora locale straniera.

L’Africa è troppo grande? Ci concentriamo solo su un Paese, al massimo due, magari solo su quello che sembra apprezzare la nostra attenzione. E naturalmente – perché no? – anche su quello che proprio non la vuole, niente riflettori, nessuna luce puntata, si infastidisce…! La Farnesina, in ogni caso, deve aiutarci a tenere gli africani a casa loro, perché è tutto dolore inutile. Se l’Africa stesse per affondare, tutto il mondo correrebbe a prendere più gente possibile con tutti i mezzi a disposizione. Ma partire dalla propria terra vuol dire lasciare la propria casa, la propria anima, i propri affetti, e – magari – pure la propria moglie e i propri figli. Vuol dire insomma fare lo straniero, lasciare una sofferenza per iniziarne un’altra. Noi italiani non possiamo lasciarla vinta a chi sta cacciando via infinite persone, o lasciare in mezzo ad enormi problemi chi vorrebbe assolutamente risolverli ma (purtroppo) gli manca un po’ d’esperienza o una mano per spiccare il volo. Se esistono dei ‘colpevoli’ umani, noi dobbiamo sapere come farli ‘emigrare’. Se esistono delle carenze di know-how, noi dobbiamo sapere come farle ‘migrare’.  In altre parole, il disordine ambientale di altre aree del globo deve trovare in Italia l’ordine mentale che indirizza, e non il facile “scappa da noi e buonanotte”. L’Africa sta per esplodere in termini positivi, e se ci sono delle storture, queste vanno risolte perché non sono né maremoti, né terremoti, né cavallette, ma faccende puramente umane.

Proprio stamattina 25 agosto, degli esperti di economia riportavano su Twitter che la Tanzania ha raddoppiato la sua intera ricchezza negli ultimi 15 anni. Due settimane fa (sempre su Twitter), un professore di economia scriveva che l’Africa sarà una potenza mondiale entro pochi anni. Notizie come queste ci fanno molto piacere, ma allo stesso tempo, se non inquadrate, minano ulteriormente il già scarsissimo ordine mentale che possiamo offrire agli africani in fuga. Che dovremmo infatti capirci? Cosa dovremmo farcene, di simili notizie? Che significato avrebbero? Se in Africa ci sono degli Stati ricchi o benestanti, perché gli africani vengono qui? Perché gli altri Stati non li vogliono? E se invece li vogliono, perché quelli non accettano? Forse che il popolo italiano non deve sapere la verità? Ma in che senso non deve saperla? E cosa non dovrebbe sapere? Non sono pochi gli africani pentiti d’essere venuti in Europa perché nel loro Paese – pochissimi anni dopo – c’è stato il boom dell’economia. Questi africani, dopo tante sofferenze, hanno la sensazione d’aver perso il treno sia qui che là. Il nostro aiuto, in questo caso, è stato positivo o negativo? E le trappole? Eh? Vogliamo parlarne? Dove sono le trappole? Se io scappo lungo le fogne di Varsavia, e cioè mi metto in trappola, vuol dire che fuori, alla luce del sole, m’aspetta una trappola peggiore. Quali sono le trappole? Chi sono i peggiori?

Farnesina! È ora di cominciare a parlare, parlare, parlare e poi ancora parlare?

AFRICA MODERNA NUOVA GUINEA 01

ARKANSAS, Little Rock, vista di zona periferica. I palazzi sono di proprietà delle grandi multinazionali e quasi tutti gli afro americani residenti in questi quartieri sono di fatto nullatenenti.

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