NETTEZZA URBANA GRATUITA

SPAZZATURA 03

1 aprile 2015

Quando sorge un problema collettivo, questo andrebbe risolto dai ‘servi‘ (d’ora in poi ‘politici’ o ‘funzionari’ per comodità di linguaggio). Ma se il problema cresce adagio, lentamente, i politici e i funzionari non lo risolveranno affatto: resterà sulle spalle dei ‘padroni‘ (d’ora in poi ‘cittadini’ per comodità di linguaggio). Perché? Perché non arriverà mai l’urlo che costringe a provvedere. Così, prima è un piccolo ticket (più un disturbo che altro), poi un peso, quindi un potenziale incubo. Non hai i soldi? Peggio per te! La nettezza urbana è dunque – come le autostrade, le assicurazioni, la dipendenza energetica ed altro ancora – l’ennesima trappola involontariamente creata dalle situazioni ma utilizzata poi dai politici e dai funzionari per foraggiarsi sempre di più perché i cittadini – ahimè – non si sognano mai di fare i padroni.

Per meglio capire l’infame passaggio, immaginiamo che il problema si manifesti in dieci giorni anziché in cent’anni: tutto diventerà subito più chiaro. Ebbene! Che succederebbe se un cittadino, in pieno deserto australiano, buttasse tutti i giorni fuori dalla finestra gli scarti della sua cucina? Sì, immaginiamo un uomo che viva e lavori a migliaia di chilometri da un qualsiasi centro abitato. Interesserebbe forse a qualcuno come sistema i suoi rifiuti? Anche se fossero enormi carcasse d’animali e tonnellate di rifiuti alla settimana, la cosa interesserebbe a qualcuno? Se là, sotto il sole australiano, buttasse anche fuori – dall’officina adiacente la casa – ogni sorta di scarti metallici, nonché batterie, oli esausti, pneumatici, rottami, nel caos totale di ruggine e sporcizia, interesserebbe a qualche politico? Se fra gli scarti ci fossero addirittura pezzi di uranio, di cobalto, di plutonio, nonché rifiuti ospedalieri e persino arti amputati, interesserebbe a qualche funzionario? La risposta è facile: a nessuno. Immaginiamo però che attorno a questo cittadino (ed alla sua sperduta casa/officina), l’Amministrazione Pubblica ci costruisca una città. Immaginiamo che arrivi una squadra di diecimila robot edili (!) e che la città, in una sola settimana, sia tutta costruita; e tre giorni dopo, tutta abitata. Bene! Quel cittadino potrà ancora fare quello che vuole? Potrà prendere la carcassa del coniglio e buttarla in strada o – se non proprio in strada – almeno nel suo giardino? Ovviamente no! Ma resta una domanda: a chi tocca preoccuparsi della sua sporcizia? Infatti, se qualcuno gli presentasse una “Gabella per il ritiro dei rifiuti”, quel cittadino staccherebbe subito il fucile dal muro per mettere le cose ben in chiaro. Per forza! Il problema non può essere suo; non lo è mai stato, e quindi è della città che gli è stata costruita attorno.

Dunque, come per le autostrade e l’energia, i cittadini debbono continuare inizialmente a spendere, ma per migliorarsi, per far sparire il problema, per avere un mondo più pulito, e non per essere dannati in eterno. Le Amministrazioni possono e debbono comandare ‘come’, ‘in che modo’, ‘con quale livello di qualità’ gli scarti ed i rifiuti dovranno essere messi alla porta. Ma non possono far pagare un solo centesimo! I cittadini, ad esempio, investiranno i loro soldi in piccoli compattatori di lattine, in trituratori di plastica condominiali, in contenitori domestici per la separazione dei vari materiali, in digestori per l’umido… Potranno essere costretti a lavare i contenitori di vetro e plastica prima di buttarli, a separare i giornali dalle riviste, a fare insomma il primo passo per la trasformazione degli scarti in oro, e quindi tutto quello che – non fatto – rappresenterebbe un inutile aggravio di costi per la collettività. Il cittadino fatica come prima, o forse più di prima, ma non fatica più per avere altre discariche ed altri combustori ad inquinargli ed impuzzare il mondo. Lavora e paga per un mondo più bello! Tempo qualche anno, poi, siccome le sue poche attrezzature sono praticamente eterne, non tirerà fuori di tasca più nemmeno un cent. Lavora ovviamente in casa sua perché, oltre la sua proprietà, la responsabilità passa ad altri.

E, sempre ovviamente, occorrerà licenziare, licenziare, e licenziare (la bella chiusura del cerchio), fino a quando non si troveranno funzionari in grado prendere tutto quell’oro e di tranne un ulteriore guadagno per la collettività (in altre parole, fino a quando i cittadini non vedranno gli accrediti, sui loro Conti Fiscali, delle vendite di materie prime da parte dei locali Enti Pubblici); alla fine, però, licenziando, licenziando, licenziando, si troveranno le persone capaci.

Prosegui

Prosegui

 

 

 

 

 

Condividi?