AUTOSUFFICIENZA ENERGETICA

(Nel video, il potentissimo eolico d’alta quota, dove gli italiani sono maestri)

1 aprile 2015

Fino a non molti anni fa (cento, duecento, mille), il suddito del re che doveva scaldarsi e cuocere la minestra, se rimasto senza soldi si faceva prestare un carretto e andava nei boschi di pubblica proprietà a prendere un po’ di legna e qualche fascina. Oggi, se non ha i soldi, muore letteralmente di freddo. Anzi: nemmeno riesce più a ricaricare il cellulare, restando così isolato dal mondo, tagliato fuori da tutto, morto, in trappola. Non può più scaldare l’acqua, se è inverno non può lavarsi, non può più lavare i propri figli, non può più fare da mangiare, non può più lavare i panni, può solo morire. Vivendo in una città moderna (una metropoli rispetto agli antichi standard), non ha più la campagna a cinquecento metri a dargli quel minimo di sostentamento.
Ebbene! Fino a quando i padroni (da qui in poi cittadini per comodità di linguaggio) dovranno preoccuparsi per l’energia di base, rischiare di morire di freddo, farsi strappare via i figli, provare ansia per la bolletta? Fino a quando – con le tecniche sempre più esplosive d’autoproduzione – vedranno i loro ultimi soldi sparire verso quello che sembra a tutti gli effetti un peso per l’eternità?
Semplice! Dato che ogni consumo genera cibo per l’Amministrazione (attraverso Iva e accise varie), per tutta l’eternità. Sì, eternità, anche se ogni casa avesse un pozzo di petrolio in cantina, la Terra venisse scaldata da cento soli, dieci cascate d’acqua facessero da contorno ad ogni abitazione, e tutti i venti soffiassero mediamente a 80 km/h.

Il sistema – invece – deve muoversi verso l’eterna scomparsa del peso. Il problema va eliminato per sempre. Questa è la direzione che devono perseguire politici e funzionari, perché i servi sono fatti per togliere pesi ai padroni.
Una casa, ad esempio, fra luce e gas necessita di pochi chilowatt di potenza. Non è come per le automobili, che, fossero gratuite, metà della popolazione le vorrebbe da 1.000 cavalli. I pochi chilowatt necessari resterebbero sempre tali: al massimo (per incuria), raddoppierebbero. Come deve quindi agire il sistema?

Deve agire nel senso che i cittadini devono continuare a spendere né più né meno di prima (anzi, magari anche più di prima), ma spendere perché il problema prima o poi scompaia! Non spendere per essere dannati in eterno!
Se le Province italiane, ad esempio, fossero per legge costrette a ridurre annualmente del 2% l’importazione sul proprio territorio di energia fossile, dopo cinque anni gli idrocarburi in ingresso si limiterebbero al 90%, e dopo altri cinque all’80%. E così via! Ovvio che i cittadini continuerebbero a spendere. Anzi, fra impianti alternativi, il solare sui tetti, la coibentazione delle case, l’incappottatura degli edifici, i prati sulle terrazze, le lampade a basso consumo, i nuovi serramenti, i mulini a vento, l’eolico d’alta quota, le biciclette elettriche, ecc. ecc., di sicuro spenderebbero molto di più. Però spenderebbero per comprarsi l’autoproduzione e la scomparsa della bolletta.

Energia gratuita, anche dalle campagne?  Come sempre avvenuto nel passato? Perché no?! Ai cittadini non resterebbe che da pagare in eterno la manutenzione degli impianti alternativi. Una spesa però tendente a zero perché gli impianti, ovviamente, dureranno sempre più a lungo,; una spesa poi anche gradita, perché fatta per avere un mondo sempre più pulito e facile.
Circa poi gli sprechi, le Amministrazioni comincerebbero finalmente a responsabilizzarsi. Se un cittadino ha consumi fuori norma, l’Azienda manderà un ingegnere a verificare cosa sta succedendo. Poi il cittadino continuerà a fare quel che vuole, ma due righe di massima sul dove e come dovrebbe intervenire gli debbono arrivare. Oggi invece si limita a incassare più soldi.

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