ORDINE MENTALE

POLIZIA BLOCCO 01

                                                                     28 luglio 2015

Se la Forza Pubblica spinge da un lato (come giustamente deve fare), la Pubblica Amministrazione, però, invece di servire prontamente i suoi padroni (da qui in poi ‘cittadini’ per comodità di linguaggio), si permette di aspettarli pigramente al varco. Risulta così estremamente facile, per i cittadini, ritrovarsi assurdamente sottomessi ai propri stessi Uffici:
– moduli da compilare,
– code,
– stress,
– linguaggi da interpretare,
– bollettini da pagare,
– e a volte persino ariettine sprezzanti da sopportare.

Il cittadino non si presenta agli Uffici
– perché interessato
– o voglioso,
– ma perché obbligato.
Nessuno si sveglia alla mattina dicendo: «Voglio una bella targa!». Se non ci fosse la Forza a costringerlo, nessun cittadino penserebbe a fare
– carte,
– moduli,
– procedure,
– iter…
Al cittadino (utilizziamo, qui, il Ministero dei Trasporti, di cui tutti abbiamo esperienza), non gli interessa affatto di dimostrare
– d’essere in buona salute,
– o di far sapere agli altri che ci vede e ci sente bene,
– o d’immatricolare l’auto,
– o di farla revisionare,
– o d’avere una targa sul baule,
– o d’avere una patente
Perché dovrebbe interessargli?
– Ci sente bene,
– con gli occhiali ci vede benissimo,
– si sente sempre in ottima salute,
– ha un codice identificativo su telaio e motore,
– i soldi con cui ha comprato l’auto sono tracciati in banca, sa guidare a meraviglia,
– non sa nemmeno cosa significhi ‘immatricolare’,
– l’auto è perfetta…
Se nessuno avesse mai inventato patenti con targhe di latta a lato, a chi verrebbe in mente di brigare?

È la Forza, invece, a dirgli “A me, tutta quella roba serve!”.
– È la Forza che vuole vedere un codice, senza dover aprire il cofano,
– è la Forza che vuole essere sicura che lui sia proprio in buona salute,
– è la Forza che vuole essere certa che lui ci veda bene e senta bene,
– è la Forza che vuole la garanzia che lui riconosca i segnali,
– è la Forza che pretende che lui non sia matto da legare,
– che l’auto sia proprio sua,
– che il mezzo sia idoneo…

Se la Forza fosse in grado di fare tutto da sola, nessuno avrebbe mai visto un solo ufficio della Motorizzazione né mai pagato un solo bollettino o compilato un solo modulo.

 «Scenda dall’auto. Cammini lungo la linea bianca con il dito indice sul naso, poi venga qui che controlliamo il Codice della Strada».
«Va bene così?».
«Sì, va bene! Venga qua. Che segnali sono questi?».
«Hm… Sì, questo è divieto di sosta, questo è quello che segnala un passaggio a livello, questo è la corsia con precedenza, mentre invece questo qui… questo qui… Sì, questo è il divieto di sorpasso».
«Adesso guardi quest’immagine. Chi passa per primo? Il motorino o l’autoambulanza?».
«Ah, ma questa è facile! La ricordo bene perché ho sempre il codice in auto e ogni tanto lo ripasso. Per assurdo, passa prima il motorino».
«Esatto! Fa molto bene a ripassare il codice. Prima abbiamo dato il fermo auto d’una settimana ad un signore che ha confuso un segnale. Apra il cofano che controlliamo il telaio… Bene! Rilevato. Ah, lo sa che abbiamo costretto le case automobilistiche ad inserire un chip? Trasmette via radio, e noi lo vediamo da chilometri di distanza. Lei può andare alla concessionaria e farselo installare gratis. Se le rubano l’auto possiamo anche rintracciarla prima. Il chip è difficile da individuare, di solito lo piazzano sotto il telaio, e poi lei evita di farsi fermare. Pensa d’andarci?».
«Certamente! Se me le dite voi, domani chiamo la concessionaria».
«Non è ancora di legge, ma lo sarà presto. Bene! Come sta in salute? Il suo dottore?».
«Vuole il codice? È “J.J.-107”. È il dottor John John di Sidney. L’ultima volta m’ha detto che…».
«Sì, sì, l’abbiamo già trovato. Dunque, lei è classificato come… “Paziente senza problemi”. Bene! Avvicini gli occhi a  quello scanner, pochi secondi…».
«Così?».
«Sì, già fatto. Un attimo che memorizziamo per i colleghi e attendiamo la risposta dal Centro anche per il telaio… Ancora una cosa, però. Chi le ha insegnato a guidare?».
«Mio papà! Adesso è morto, ma da giovane faceva il pilota. Ho ancora nel portafoglio l’elenco delle guide che ho fatto con lui con tutte le firme».
«Lo lasci pure nel portafoglio, adesso non ci serve perché in questi mesi stiamo valutando dei parametri extra. Lei
adesso sale in auto, fa slittare le ruote passando fra quei due alberi in retromarcia, e torna qui, sempre muovendosi in retromarcia. Poi le restituiamo la carta d’identità. È pronto? Accenda il motore! Ha dieci secondi di tempo».
«Ehi ehi, un attimo, devo proprio farle slittare?».
«Come se mille canguri stessero per arrivarle addosso. Pronto?! Uno, due…».

Cosa farebbe la Polizia nel deserto, con gli uffici a tremila chilometri di distanza? Farebbe tutto da sola: vedrebbe, controllerebbe, memorizzerebbe, e non ci sarebbero moduli da compilare, bollettini da pagare, terminologie da interpretare, faccine sprezzanti… Ma gli uffici, ahimè, in Europa non stanno affatto a tremila chilometri di distanza, e così il cittadino ha la sua trappola bell’e pronta. Sul modulo, ad esempio, c’è scritto CHIEDE, come se fosse passato lì per caso, e,
– punto da vaghezza,
– voglioso d’una patente,
– interessato ad una targa,
– spinto da un impulso immatricolatore,
– ecc.
– abbia presentato la DOMANDA,
– ovviamente DICHIARANDO,
– quindi ATTESTANDO,
– umilmente DIMOSTRANDO,
– certamente COMPILANDO,
– sicuramente ALLEGANDO,
– finendo poi per TIRARE FUORI DEI SOLDI.

Come si nota, il cittadino per l’Amministrazione è sempre
– il postulante,
– il richiedente,
– l’appellante,
– il domandante,
– l’invitante,
– il reclamante,
– il supplicante,
mentre invece è esattamente come il soldato a cui l’ufficiale comandi di cambiare il fucile. Lui, obbedendo, va in armeria, ma quelli, per dargli il fucile nuovo, gli mettono in mano dei bollettini da pagare e dei moduli da compilare. E siccome i moduli sono complicati, ecco che il soldatino dovrà addirittura pagare un professionista per essere sicuro di fare tutto bene.

Tocca al lettore d’estendere i facili esempi del Ministero dei Trasporti ad altre più pesanti questioni, ma è chiaro che la posizione della Pubblica Amministrazione  non è affatto quella umile del servo, ma quella molto più nobile ed elevata del cacciatore verso cui i battitori spingono la preda. Da questa posizione privilegiata, è inevitabile che l’Amministrazione finisca col permettersi infinitamente di più di quello che si permettono Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza. Nessun Carabiniere costringe infatti un sospetto a pagargli la messa a soqquadro della propria stessa casa. Nessun poliziotto costringe un fermato a compilarsi il verbale. Nessun finanziere vuole essere pagato per i giorni passati a controllare una contabiltà. Loro, invece, vanno oltre, molto oltre! Vogliamo provare a tradurre?

«Sono dieci Euro per la prova dell’alcol»
«Dieci Euro, agente?! Ma se me l’ha ordinata lei!»
«Non vuole pagare? Faccia pure come crede. È lei che vuole ripartire, no? Fino a che non avremo completato il verbale attestante la sobrietà, lei, senza il visto dell’avvenuto pagamento, non può ripartire»

Molto, molto oltre…

«Per poter ripartire dovrà effettuare tre versamenti in posta: uno per la “prova palloncino”, uno per “l’ispezione auto”, e uno per la “verifica documenti”. Quando ha fatto tutto, torni qui che le rilasciamo il visto per riprendere l’auto»
«Ma come?! Siete stati voi agenti ad ordinarmi la prova del palloncino e tutto il resto! E poi con cosa vado alla posta del paese? A piedi?»
«Non vuole pagare? Faccia come crede. Guardi però che per ogni giorno che la sua auto resterà a bordo strada, noi saremo obbligati a comminarle una multa»

In conclusione: gli alti comandi della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e della Polizia di Stato debbono distinguere bene tra quello che è il normale “lavoro del servo” e quello che è invece il “fare il cacciatore”. La Forza deve insomma smetterla di fare involontariamente da battitore e cominciare invece a guardarci dentro, punendo il servo pigro.


Per chi avesse ancora dubbi, sfruttiamo questo facile ambito per entrare ancora più in dettaglio.
– Se al Ministero dei Trasporti interessa che le auto siano identificabili, ordinerà a suoi uomini d’andare a mettere la targa a tutti i mezzi che escono dalle fabbriche o che vengono importati. Una di queste auto rimarrà invenduta? Oh, che peccato! Resterà invenduta, però con targa.
Se al Ministero interessa che i guidatori siano tutti in buona salute, li farà visitare quando vorrà, ma a spese sue.
– Se al Ministero interessa che i mezzi siano davvero efficienti, ordinerà tutte le revisione quinquennali, annuali, semestrali, mensili, settimanali o giornaliere che vuole, ma predisponendo sistemi che permettano all’autista d’arrivare in un centro gratuito, salire sui rulli, e ricevere poi un messaggio sul cellulare circa gli eventuali interventi da fare.
– Se al Ministero interessa dare una patente alla gente, quando arriva qualcuno per farla, l’impiegato della Motorizzazione prenderà la carta d’identità della persona, gli chiederà quale patente debba avere (‘debba’, non ‘voglia’; ‘obbligato’, non ‘chieda’), e poi, dieci secondi dopo, stampato tutto, gli consegnerà delle carte da firmare. La Motorizzazione non ha personale sufficiente? Occorrerebbe aumentare le tasse per assumere altri impiegati? Ma no, coraggio, non bisogna disperarsi per così poco! Il Ministero predisporrà un programmino semplice, una macchinetta che rilevi tutti i dati della carta, e gli impiegati faranno tutto in un secondo.
– Se…
– Se…
– Se…
L’importante è chiedersi: “A chi tocca?”, “A chi interessa?”, “È mestiere di chi?”…

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