LA FORZA VA PROTETTA ALLE SPALLE

LADRI

Questo post è lungo. Ma che ci volete fare? È lunga anche l’Italia dei padroni che non fanno i padroni!

1 aprile 2015

Sembrerebbe folle sostenere che i padroni (da qui in poi ‘cittadini’ per comodità di linguaggio) debbano proteggere con attenzione le Forze dell’Ordine; ma è proprio così! Se i servi di una grande villa, tanto per fare un esempio, avessero l’incarico di slegare i cani tutte le notti, ma alla sera litigassero sempre per decidere a chi tocca scendere perché sono stanchi, perché a volte piove, perché c’è la neve, perché fa freddo… non è forse vero che, arrivati i ladri, sarebbero ‘soltanto’ le proprietà dei padroni ad andarci di mezzo? Oggi gli italiani guardano alle Forze dell’Ordine con lo stesso identico stupore con cui i padroni di una gigantesca villa guarderebbero i loro potenti cani da guardia.
“Cosa c’è che non va? Sono grossi, armati, velocissimi, di notte vedono come fosse giorno, perché subiamo così tanti furti?”.
Lo stupore è reciproco.
“Perché ci slegano una sera sì e una no? Perché a volte ci lasciano sul retro? Perché quando catturiamo  i ladri, il giorno dopo ce li ritroviamo nel parco?”.

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PROBLEMA

Partiamo con ordine: le Forze dell’Ordine (armate e coordinate tra loro alla luce del sole) sono di fatto invincibili. Se qualcosa non funziona, allora la colpa è dei servi ( da qui in poi politici e funzionari per comodità di linguaggio) che le hanno in cura, cioè gli stipendiati a ‘lato’ e ‘sopra’ di loro.

TEORIA

In una società civile, la sicurezza dei cittadini è minacciata al 99,99% dalle associazioni a delinquere. Le associazioni, infatti, a differenza dei singoli individui, sono in grado di coordinarsi e sommare le forze, muovendosi con tattiche militari che aumentano all’infinito le capacità offensive, abbassando al contempo il profilo individuale. Poiché lo Stato è forza assoluta (in quanto pesantemente armato e costituito da centinaia di migliaia d’individui in grado di coordinarsi alla luce del sole) quelle associazioni possono svilupparsi e perdurare solo dove la forza dello Stato è artificialmente trattenuta. Attenzione! Non importa affatto che siano bande di mafiosi, o di ladri di biciclette, o Consigli d’Amministrazione, o due persone, o invece cento. Importa solo che la forza venga astutamente o pigramente trattenuta anziché scatenata. I cittadini, considerando che si tratta di guerre con armi e morti, nonché di catene inarrestabili di furti e raggiri, debbono reagire nelle due spietate – ma chiare – direzioni:

1) elevando le associazioni a delinquere allo status di eserciti senza divisa, da porre quindi sotto le leggi di guerra;

2) elevando i funzionari e i politici dei territori sotto il controllo di bande organizzate allo status di traditori della Patria, perché, dato lo strapotere dello Stato, il mancato controllo del territorio –  o addirittura, il controllo mai concretamente avvenuto – indica che qualcuno sta agendo o “non agendo” alle spalle.

In entrambi i casi la pena è la morte, da applicarsi tramite plotone, ma senza alcuna valenza morale, lontanissimi da vendette, punizioni, deterrenze, e persino dal concetto di pena (tutte cose che in guerra hanno poco senso); la morte, qui, è la semplice soluzione a cui qualsiasi Stato ricorre appena si ritrova sotto attacco. Gli Stati, infatti, quando attaccati, evitano qualsiasi discorso morale e, perseguitando il soldato che si rifiuta di versare sangue, invitano i loro uomini a colpire senza pietà, premiando con onori e medaglie chi riesce a distruggere il maggior numero di attaccanti (attaccanti che, a differenza dei membri delle suddette associazioni, nemmeno hanno scelto d’essere tali, e che, per di più, portano una divisa).

REALTÀ

Il discorso appena fatto è probabilmente corretto dal punto di vista logico e funzionale. Se infatti ci sono “vuoti legislativi” (la solita grande scusa dello statale impiegatizio pigro) ma vengono fucilati ad esempio un paio di prefetti, gli altri si svegliano e chiamano personalmente dieci volte al giorno il maggior numero di parlamentari per riempirlo. In molte zone del mondo, comunque, un simile discorso verrebbe considerato più che accettabile. Negli antichi regni ed imperi, l’eliminazione fisica del bandito e del funzionario incapace e infedele sarebbe addirittura stata considerata di cattivo esempio senza una giusta dose di tortura. Ma quanto sopra è per far capire che si tratta di tonnellate, e non di chilogrammi; la logica ci dice cioè che di mezzo ci sono i fucili del plotone, e non la dolce empatia del buon funzionario che compatisce le paure dei cittadini e i danni da loro subiti. Un cittadino è, rispetto ad uno Stato, infinitamente più debole e quindi, accerchiato e vessato con tattiche di guerra, va protetto con uguale determinazione. Se lo Stato è pronto a macellare tutti gli armati che varcano i confini nazionali, non si capisce perché diventi poi infinitamente più debole, magnanimo, possibilista, buono, persino da “legge del perdono”, quando di mezzo c’è il cittadino. Non è accettabile essere i padroni del sistema, pagare degli stipendiati per la propria sicurezza, e accorgersi che per loro sei un elemento sacrificabile, persino ‘ignorabile’ («Ah, le hanno rubato la moto? Costosa? Cinque anni di risparmi? Eh, un bel danno! Bene, faccia pure la denuncia, ma se poi la ritrova ce lo faccia sapere»). Curioso, vero? Il cittadino va a lamentarsi, trova sì la gente armata e onnipotente, ma questa, con aria rassegnata, si limita spesso a fare il contabile. Gli uomini non balzano come furie verso i ladri, ma elencano diligentemente il vasellame che hanno portato via. In pratica, fanno il lavoro che dovrebbero fare i domestici. C’è qualcosa che non va, vero? Qualcosa, o qualcuno, sta agendo alle loro spalle. Quand’è che infatti un cane pastore si mette a contare le pecore che stanno rubando dall’ovile? Ovviamente, quando è legato. Se non può fare altro, fa almeno quello! Ma fa qualcosa contro il suo istinto perché, se fosse libero, salterebbe dentro il recinto e azzannerebbe!

PRATICA

Stringiamo quindi il cerchio: se è ovvio che un’associazione a delinquere, inquadrata come esercito senza divisa, possa tranquillamente finire i suoi giorni davanti ad un plotone, molto meno ovvio appare che la stessa fine spetti a dei poveri funzionari che nulla avrebbero fatto di male. In fondo – così ragiona il “padrone che fa il servo” – il povero servitorello si è solo addormentato: nevicava, faceva freddo, si è assopito un attimo, e quando si è risvegliato per andare a sciogliere i cani, era già mattina.
«Il plotone per un giudice? Per un prefetto, un questore, un sindaco? Un governatore di regione, un deputato, un senatore, un assessore? Ma no! Ma che c’entrano questi poveretti?!»
Eppure, se si tratta di una guerra, è normale. Non è forse vero che l’ufficiale che ha comandato ai suoi uomini di non armarsi (i padroni sono obbligati così da prefetti e questori, poi puniti dai giudici se non obbediscono) e non sia stato successivamente in grado di proteggerli dal nemico, alla fine si ritrova davanti alla Corte Marziale? (Traducendo: con il plotone a cento metri dal processo?). Basta pensare a questo per capire subito come dare del poveretto a qualcuno non significhi assolutamente niente. Chi è che lavora in questo modo? Chi è che distrugge invece di costruire? Non certo i cittadini, non certo i soldati, non certo le Forze dell’Ordine. Quindi, consci del fatto che si tratta di tonnellate, volendo passare – se non proprio al plotone – almeno al pratico, gli alti funzionari tipo prefetti, questori, magistrati, giudici eccetera, nonché i vari politici regolarmente eletti, i funzionari di basso livello ecc., nei territori dove quasi per tradizione comandano le associazioni a delinquere, debbono essere continuamente e spietatamente rimossi finché – prima o poi – arrivano dei politici e dei funzionari a cui non scapperà nemmeno un ago. I cittadini debbono cioè creare, (tanto in gruppo che singolarmente), la più forte pressione possibile affinché i funzionari siano licenziati a raffica, uno via l’altro, e i politici vengano continuamente terrorizzati dalle proteste mandate per copia conforme anche ai Carabinieri (tutto normale: non è così che fanno i pastori quando hanno il sospetto che una pecora si stia allontanando? Uno sguardo al cane e quello balza oltre il crinale e, se qualcosa non va, morde alle caviglie). Nel giro di tempi brevissimi, l’ordine torna perfetto (è la nota chiusura del cerchio) perché il potere fisico dello Stato è fuori scala. È inutile che i cittadini stiano a fare molti distinguo, perché è quello che fanno con le aziende quando, non producendo quel che loro aggrada, semplicemente scartano; scartano indipendentemente dalle preghiere a comprare; scartano finché non trovano il prodotto perfetto, scartano, scartano, scartano! Il prefetto cacciato dallo Stato andrà a fare l’avvocato, l’operaio, il bagnino, affari suoi! Idem per il giudice, il bidello, lo spazzino, il pretore, il questore, l’impiegato…! I cittadini, a tutti i livelli, debbono smettere tanto di pensare come di avere pietà, tanto di lamentarsi come di infuriarsi. Qualcosa non funziona? Qualcuno dovrà andarsene. E subito! Perché prima va, prima si troverà il sostituito ideale. È così che si fa! Una volta ceduto il potere alle organizzazioni di Stato, pensare, immaginare, studiare, capire, realizzare, diventa automaticamente compito d’altri. Qual è l’unico compito che resta al cittadino? Quello ineliminabile? Ovviamente, quello di dire cosa vuole, ripeterlo finché diventa chiarissimo per tutti, quindi far fuori i cattivi servi.

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 (esempi…)

A valanga? Ma sì, a valanga! Se non le diciamo qui, certe cose…
I “padroni della grande villa”, col pollaio sempre vuoto e l’argento che sparisce tutte le notti, bruciano dalla voglia di sciogliere i “cani” con l’ordine di azzannare tutto e tutti. Non è un caso che sia invalso in molti il desiderio di una dittatura, quella forma di governo che, chiudendo al volo tutti i cerchi (“Non ci interessano le leggi e le procedure. Lei è il responsabile e se non ci sarà ordine, pagherà Lei per tutti”) ottiene risultati strepitosi in tempi brevissimi. Ma questo sarebbe un errore! La virtù – ovviamente – sta nel mezzo. Diamo quindi qualche consiglio affinché i cittadini comincino a fare i padroni, aiutando le loro Forze dell’Ordine.
Ad esempio…
– Tu, cittadino, hai subito un furto dalla solita banda? Chiami la locale prefettura – dove impera sempre la più olimpica serenità – per informarli che hai subito un danno, quale preciso tipo di danno, e volendo sapere chi pagherà i danni (dieci sole telefonate così, in una sola mattina, e la temperatura sale a mille gradi);
– tu, cittadino, vedi in Tv un infermiere (cioè, un tuo stipendiato), che mentre ti informa che gli ascensori del suo ospedale sono sempre rotti per incuria, deve farsi camuffare la voce e riprendere da dietro, tutto intabarrato? Il mattino dopo spedisci una mail ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza di quella tal provincia, informandoli del curioso e stranissimo fatto, chiedendo che il locale prefetto (già per conoscenza informato) venga indagato. C’è qualcosa che non va, vero?
– Tu, cittadino, vieni a sapere che nella tua provincia i furti sono calati? Bene, scriverai sul giornale che quel prefetto deve rimanere; vieni a sapere che restano costanti? Male! Dovrai segnalare la cosa sul giornale, invitando il prefetto a dimettersi. Aumentano? Malissimo! Si informa la Guardia di Finanza e i Carabinieri (che sanno già comunque tutto) per sapere se si potrà ottenere il sequestro dei suoi beni.
Il cittadino deve, insomma, far rimuovere un prefetto con lo stesso spirito con cui rimuoverebbe, pur bravo e onesto, il dirigente della sua fabbrica che però non sa gestire gli uomini. E deve allertare Carabinieri e Guardia di Finanza con lo stesso automatico spirito con cui un pastore allerta i cani quando vede una pecora non fare quel che deve.
– Quando dei cittadini, ad esempio, sono disperati per la prostituzione, non debbono formare comitati e dannarsi, ma denunciare il prefetto ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza e – attraverso degli avvocati – intimargli dei danni colossali. È inutile avere dei falsi timori (del tipo: nessuno statale vorrà più fare il prefetto), perché è esattamente il contrario! Arriveranno invece quelli giusti! Quelli che non vanno al Rotary la sera, non traducono libri in latino, ma alle sei della mattina chiamano già il più alto in grado dei Carabinieri per sapere se è tutto OK. Uomini che, appena avviene un furto, finiti gli esami dei Carabinieri, si precipitano a parlare con le vittime, a scusarsi a nome dello Stato, e poi tornano in prefettura più cattivi di prima. O così, o gente che vive in olimpica serenità, o la dittatura! Riflettere per capire che non ci sono molte scelte!
– Se un genitore, cambiando panorama ma non sostanza, si accorge ad esempio che a scuola il figlio è tormentato da mesi, non deve cercare di farsi capire a destra e sinistra, per finire poi coinvolto in infiniti comitati scuola/famiglia, buoni solo per lo scarico delle responsabilità; ma deve denunciare l’intero Collegio Docenti cercando di diventare ricco con le case, le automobili, le ville in montagna e i soldi di presidi e professori. Il figlio è stato tormentato per sei mesi? Alleluja! I professori vivevano sereni? Alleluja! Altro che faccia triste e “Sig. preside qui, e sig. preside là”. “Alleluja! Diventeremo ricchi!”.
– I cittadini, quando sentono dire da un funzionario che debbono evitare di sostare a lungo davanti alle vetrine dei negozi (se no si viene borseggiati), che quando partono per le ferie non debbono farlo sapere ad amici, parenti, e vicini, che dovrebbero anche spendere per installare allarmi e farsi delle assicurazioni, che dovrebbero mettere le inferriate alle finestre con maglie non più larghe di sette centimetri, da un funzionario cioè che, in caso di denuncia, arriverà a consolare i rapinati con frasi tipo «Ringrazi il cielo che non ha incontrato i ladri, se no poteva andare peggio», debbono scatenarsi e fare in modo che, attraverso continue ed inesorabili pressioni ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza, questo funzionario non possa mai più lavorare per lo Stato! Inutile fare altri esempi, dato che occuperebbero infinite pagine. Vale il principio che avere pietà di gente che vive in Uffici dove impera sempre l’olimpica serenità o l’empatica rassegnazione, mentre tutt’intorno infuria la battaglia, è da folli; avere pietà di gente che vive adorando il proprio ruolo anziché fare quello per cui è pagato, è tirarsi la zappa sui piedi. Se, in quanto cristiani, non vogliamo cambiare le leggi per usare con serenità il fucile, almeno tiriamo le zappe sui piedi giusti! Tiriamole, tiriamole, tiriamole, e vedremo che in tempi rapidissimi i problemi più impossibili si risolveranno. Certo, è una scelta timida, di scarso valore logico e morale, perché non vi è alcuna incompatibilità tra l’essere cristiani ed il plotone per chi è in guerra senza divisa, esattamente come non ce n’è tra l’essere Carabinieri e la pistola per abbattere chi non s’arrende. Tuttavia, se questo è il sentire generale… Però sia per tutti chiaro! La morte, non applicata nel posto giusto e al momento giusto, rientra sempre beffarda da un’altra parte (quella sbagliata)! Se non si vuole fucilare il funzionario infedele ed essere ingiusti col cittadino, questa dovrà essere presente sotto la più blanda ma “cumulativa” forma di un numero enorme di licenziamenti.

P.S.: aprite il sito web della vostra prefettura. C’è di tutto, compresi i “compiti assai delicati”. Non c’è però l'”avanzamento lavori“. Se volete vedere l’elenco delle denunce dei residenti della provincia, l’elenco di furti, raggiri, scassi, rapine con destrezza, rapine a mano armata, biciclette sparite, moto rubate, auto sciacallate, tentate truffe, un elenco insomma con date, nomi delle vittime (le iniziali), nomi delle città dove sono stati compiuti e i delitti, il “cosa” è stato sottratto, la situazione attuale delle indagini, la merce ritrovata, i responsabili sotto processo, insomma il “faccenda chiusa” o “ancora in corso”, quindi capire se state andando verso il disastro o la salvezza… non lo troverete! Però, se ci fossero ore in più da segnare, rimborsi in più da ricevere, emolumenti di vario tipo da non dimenticare, anche se fossero decine di migliaia di voci per singola prefettura, potete stare tranquilli che, da qualche parte, il file ci sarebbe ben compilato.

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